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Galere ambulanti

Appunto di Filippo Facci
di Tatiana Necchisabato 18 settembre 2010
Galere ambulanti

1' di lettura

Per vietare il burqa basterebbe niente, sarebbe sufficiente una lieve modifica alla legge 152 del 1975 che vieta di mascherarsi in luogo pubblico: è la stessa legge secondo la quale un tizio che passeggi con un casco integrale in testa, oggi, è considerato un cretino e un fuorilegge, mentre una donna musulmana che indossi il burqa o il niqab ha invece il «giustificato motivo»: lo hanno spiegato il Tar nel 2004 e il Ministero dell’Interno nel 2006. Questa galera ambulante, oltretutto, esiste solo nell’islam più involuto e vorrebbero abolirla tutti i partiti, in realtà: sinistra compresa, benché qualche cretino multiculturale ancora resista. Morale, il burqa non si abolisce. La volontà politica, nel nostro Paese, è ancora troppo imperniata sul rovesciamento di quella altrui. Vuoi abolire il burqa? Allora io no; oppure sì, ma il problema è un altro. Così ci teniamo questa macchina del tempo puntata sul Medioevo, simbolo più appariscente di altre e più nascoste segregazioni femminili. E non c’entra la cultura: il burqa infatti rappresenta una separatezza culturale che è solo il travestimento di una separatezza delle regole, le regole che gravano su tutti gli altri, quelle che si è costretti a rispettare e che talvolta, persino dalle nostre parti, si è addirittura orgogliosi di avere.