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Donazioni, in Piemonte il primo detenuto "samaritano"

Dopo il via libera del Consiglio superiore di sanità, il Centro nazionale dei trapianti prende in esame i primi casi
di Eleonora Crisafullisabato 19 giugno 2010
Donazioni, in Piemonte il primo detenuto "samaritano"

3' di lettura

Dopo il via libera del Consiglio superiore di sanità alle cosiddette donazioni samaritane, il Centro nazionale dei trapianti prende in esame i primi casi come previsto dalla procedura. In particolare quello di un detenuto di un carcere piemontese intenzionato a donare un rene. Il Css aveva infatti stabilito che per i primi 10 casi la donazione "deve rientrare in un programma nazionale la cui gestione è affidata al Centro Nazionale Trapianti che riferirà annualmente al Css" stesso. La lettera - Il carcerato di 58 anni è rinchiuso nel carcere Lorusso-Cotugno di Torino con fine pena al 2025, per un tentato omicidio: ha sparato e ferito gravemente la convivente che lo voleva lasciare. La decisione di donare un rene era nata qualche tempo fa per aiutare un carissimo amico, sofferente di una grave patologia e costretto alla dialisi. Lo spiega il detenuto stesso in una lettera spedita nei giorni scorsi a una giornalista di News Mediaset. Eccone alcuni stralci: "La mia vita è finita, mi sento un fallito, la mia famiglia mi ha abbandonato, ho perso la cosa più cara della mia vita: mia figlia di 5 anni, Francesca. Quindi non trovo altro modo per fare del bene. Mi ero promesso di aiutarlo (l'amico) al più presto, ora è arrivato il momento di mantenere la mia promessa. Voglio precisare che la mia è una donazione volontaria e non una vendita. Penso che sia un mio diritto fare del bene". Al momento dell’ok del Css, lo scorso 25 maggio, erano tre i casi di persone che avevano espresso la volontà di donare il proprio rene "per spirito di liberalità e gratuità in mancanza del ricevente identificato", due in Lombardia e uno in Piemonte. Poi, si era aggiunto un altro caso in Piemonte, quello di una donna di 50 anni che aveva contattato l’ospedale Molinette di Torino per rendere nota la propria disponibilità a donare un organo, L’altro donatore samaritano è una ragazza di 35 anni il cui iter "blindato", riservatissimo, di esami medici e psicologici per verificare se goda di ottima salute, anche dal punto di vista psicologico, è già partito. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro e responsabile del programma di valutazione dei primi 10 casi, ha spiegato che nell’esaminare la disponibilità a diventare donatore samaritano manifestata dal detenuto  il Centro Nazionale Trapianti "terrà conto di ogni elemento e ovviamente anche della sua condizione di carcerato. L'iter è lo stesso per tutti, ma se in questo caso dovessero emergere delle particolarità chiederemo anche il parere del Comitato nazionale di bioetica e ovviamente del Consiglio superiore di sanità". Anche lui, come gli altri, sarà sottoposto a una prima valutazione clinica, psicologica e psichiatrica e poi, se la supererà, passerà a un secondo livello nazionale, dove una commissione approfondirà il caso, sottoponendo il volontario a un'ulteriore valutazione psicologica e psichiatrica effettuata da una parte terza. Ad oggi, "sono arrivate sei offerte ritenute "ragionevoli" da parte di volontari: solo una di queste sei ha superato il primo livello e nei prossimi giorni passerà all’esame del secondo livello".