Dal meeting di Rimini di Cl, il ministro della Giustizia Angelino Alfano lancia l’allarme: nelle carceri italiane “ci sono oltre 63mila detenuti. Oltre 20mila sono stranieri, il che vuol dire che le carceri italiane sono idonee a ospitare i detenuti italiani”. Perché il vero problema sta nel fatto che con l'aggiungersi degli stranieri agli italiani “si supera la capienza regolamentare, ma anche quella tollerabile. Ho fatto un appello all'Ue”. Per Alfano l’Unione europea “non può da un lato esercitare sanzioni e dall'altro chiudere gli occhi sul fenomeno del sovraffollamento carcerario che deriva dalla presenza di detenuti stranieri. Un fenomeno a cui la Ue deve prestare attenzione, facendosi promotrice di trattati o dando risorse economiche per costruire nuove carceri agli stati più interessati dal problema” Nessun indulto - “Noi – ha ribadito il Guardasigilli - non intendiamo procedere sulla via seguita per 60 anni dalla Repubblica italiana: 30 provvedimenti di amnistia indulto per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Si fanno uscire ogni 2 anni 30mila detenuti ma il problema non si risolve mai. Noi puntiamo sulla realizzazione di nuove carceri e sul lavoro in carcere per abbassare la recidiva”. Risorse economiche e critiche all’atteggiamento dell’Europa, ma non solo. Alfano ha rivolto l’attenzione anche al Consiglio superiore della magistratura – a Rimini c’era anche il suo vicepresidente Nicola Mancino – e all’opposizione. Il Csm "un parlamento bonsai" - Il problema principale del Csm è quello della proliferazione delle correnti, ha detto il ministro: “Al punto che quando ci andai appena nominato ministro mi dette l'idea di un parlamento bonsai”. Una riforma non va quindi esclusa: “L'esordio - ha raccontato - per me fu lunare: c'erano i capigruppo che si esprimevano a nome delle correnti. Il problema che si pone è quello della 'indipendenza interna’: i membri che vengono votati ed eletti sono poi quelli che decidono sulle promozioni e le sanzioni disciplinari. È un meccanismo troppo simile a quello della politica. La parificazione di accusa e difesa nel processo penale dovrà avere una ricaduta anche sul Csm, ma per riformarlo è necessario intervenire sulla Costituzione”. Il Pd si sganci da Di Pietro - E al Partito democratico è stato rivolto l’invito a sganciarsi definitivamente dall’Italia dei valori: “Le nostre tesi sulla giustizia sono chiare e visibili, il Pd abbia il coraggio e la forza di sganciarsi da Di Pietro. Il dialogo è un metodo - ha detto Alfano - la decisione il fine, se non si arriva alla decisione il metodo è sbagliato. Un anno fa c'era un governo ombra con cui dialogare, poi il governo ombra è caduto, mentre quello vero è ancora qua. Le nostre tesi sono chiare, il Pd deve sganciarsi da Di Pietro e dire che al centro del sistema giustizia deve esserci l'uomo e il cittadino”.




