Nessuna impronta digitale per i rom, ma solo censimenti per i campi nomadi. A dichiararlo a Repubblica è il ministro degli Interni, Roberto Maroni, nel tentativo di sgombrare il campo dai dubbi e delle polemiche delle ultime settimane. Una presa di posizione che fa però intravedere una marcetta indietro da parte della Lega Nord sul tema sicurezza, cavallo di battaglia durante la campagna elettorale. “Davanti alle polemiche di questi giorni, tengo a precisare di non aver mai disposto alcun censimento per i rom, una misura di cui non ho mai parlato perché sarebbe su base etnica”, ha dichiarato Maroni. Che poi passa a parlare del suo precedessore al Viminale, Giuliano Amato: “Ho invece disposto un censimento per i campi nomadi, dove con ogni evidenza ci sono rom, ma anche extracomunitari. Dunque la mia non è una iniziativa sui rom, ma sui campi nomadi, e le due cose non possono e non devono essere confuse. In questo modo, ho corretto l'impostazione (questa sì etnica) di Amato e Minniti che avevano decretato l'emergenza per i rom” Sulla stessa linea il sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, che a Libero-news dichiara: “Chi è nei campi nomadi è difficilmente identificabile e quindi va censito, figuriamoci i minori. Non si tratta quindi di censire soltanto i rom, ma anche le altre etnie come sinti o gli zingari in genere”. Quindi quelle dei giorni scorsi sono polemiche nate dal nulla.“E’ stata fatta una polemica sciocca su un problema che non c’era. Gli abitanti dei campi nomadi vanno identificati tutti, minori compresi, a prescindere dall’etnia. Il problema è rappresentato da chi fa vita nomade”. Nella questione, ed in particolare sulla schedature dei bambini, ha preso parola anche il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Sono convinto che Maroni non voglia schedare nessuno, ma tutelare i bambini: c’è stato un equivoco, una sorta di forzatura”.




