Walter Veltroni ha le idee chiare: “Oggi al Quirinale c'è Giorgio Napolitano, in precedenza ci sono stati Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, persone che hanno fatto il bene del Paese. È un luogo dove devono esserci figure che garantiscano la Costituzione, conoscano le regole del gioco, rispettino le opinioni di tutti, accettino il dissenso. Tutto ciò che Berlusconi non è”. Parole che tengono accese le polemiche tra il segretario del Partito democratico e il presidente del Consiglio dopo la scambio di battute su Alitalia e sul ruolo svolto da Veltroni nella trattativa con i sindacati. In una intervista rilasciata al settimanale L’Espresso, l’ex sindaco di Roma rincara la dose: “Ho visto che oggi Bossi ha detto che per lui Berlusconi al Quirinale andrebbe bene. Per me no: non va bene. Per fortuna il problema non si pone: fino al 2013 al Quirinale ci sarà Napolitano, una garanzia per tutti”. La risposta arriva dal portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone: “Ferma restando la stima e la gratitudine che tutti abbiamo per come il Presidente Napolitano sta svolgendo il suo ruolo, e la grande fiducia per come adempierà ai suoi compiti fino al termine del suo mandato, l'intervista di Walter Veltroni all'Espresso in cui spara a zero contro una ipotetica candidatura al Quirinale di Silvio Berlusconi appare l'ennesima prova di debolezza da parte del segretario del Pd”. Il presidenzialismo è un altro dei temi che ha affrontato Veltroni: in astratto non lo “inquieta”, ma “se la domanda è se in questo momento in Italia è giusto passare a un sistema presidenziale, rispondo ancora no. Le istituzioni sono figlie della cultura del tempo e in Italia, in questo momento, è necessario rafforzare le istituzioni di controllo”. Non manca, nell’intervista, nemmeno un riferimento alla sua posizione nel Partito democratico: “Tre milioni e mezzo di persone mi hanno scelto perché sono un dirigente che pensa che la vita sia più ricca della politica, un antidoto al male che vedo in tanta parte della politica italiana: un morboso attaccamento alla dimensione del potere”. In conclusione afferma che c’è un’unica condizione che gli renderebbe insopportabile continuare ad essere segretario: “Se non potessi continuare a fare il Pd per cui sono stato eletto da tre milioni e mezzo di persone. Ma il problema non si pone”. O almeno così dice lui.



