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Famiglia Cristiana sugli ultrà

"Impronte a loro e non ai rom"
di Eloisa Palombasabato 13 settembre 2008
2' di lettura

Roma – Famiglia Cristiana torna all’attacco, e ancora una volta lancia una frecciata al governo, più precisamente al ministro dell’ Interno Roberto Maroni. Dopo gli incresciosi episodi di violenza tra gli ultrà della scorsa settimana, il settimanale dei Paolini, in un editoriale dedicato al calcio, lancia una provocazione: perché non prendere le impronte digitali ai tifosi anziché ai rom? "Per far apparire più sicure le nostre città ci si è inventato di tutto”, commenta Famiglia Cristiana, “dal censimento dei rom ai tremila soldati sparpagliati su tutto il territorio nazionale. Forse, sarebbe meglio se il volenteroso Maroni censisse questi violenti e incivili ultrà, e prendesse loro le impronte digitali. E arrivasse a sciogliere le tifoserie organizzate, anche se ciò può dispiacere ai padroni del circo calcistico, tra i quali si nascondono complici, favoreggiatori e pavidi. Perché non andare a lezione da chi questi problemi li ha affrontati meglio di noi? In Inghilterra, ad esempio, gli hooligans sono stati ridotti a merce da esportazione". "Passano i ministri, cambiano i Governi”, continua il settimanale dei Paolini, “ma gli ultrà godono della stessa impunità. Dopo ogni domenica di fuoco, ci ritroviamo a riascoltare i soliti proclami baldanzosi dei politici, cui però seguono flebili provvedimenti, scarcerazioni a tempo di record, condanne simboliche. Il calcio non si tocca! Con i suoi colossali interessi economici, è meglio blandirlo, coccolarlo, perdonarlo e... magari comprarlo: i tifosi sono tanti, e votano (non sono rom o extracomunitari!)". Infine, conclude Famiglia Cristiana, “se si pensa che per gli immigrati la clandestinità sia un`aggravante, dovrebbe esserlo altrettanto la violenza per chi trasforma le manifestazioni sportive in guerriglia. Se il calcio è quello visto alla prima di campionato, possiamo benissimo farne a meno. Oltretutto, costi e stipendi dei calciatori (anche mediocri) sono ormai 'immorali': un vero schiaffo alla povertà del Paese".