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Il modello Medihospes, la cooperativa premiata dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati

L’impresa sociale spiega il suo lavoro nel programma We Welcome e come realizzare un’integrazione che fa bene anche alle aziende
sabato 15 novembre 2025
Il modello Medihospes, la cooperativa premiata dall’Alto Commissariato Onu per i rifugiati

4' di lettura
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“Siamo onorati che ancora una volta l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati abbia riconosciuto alla nostra Medihospes competenza, passione e impegno. Per questo vogliamo condividere il premio “We Welcome” tributatoci come riconoscimento per il lavoro quotidiano per l’inclusione e integrazione dei migranti forzati, di ogni etnia e condizione, accolti all’interno delle strutture che gestiamo”. A parlare è Susanna Migliarini, coordinatrice Area asilo e immigrazione di Medihospes, la cooperativa sociale attiva in tutta Italia che con 6000 soci lavoratori ogni anno si prende cura di 22mila persone. È dal 2020 che Unhcr promuove la cooperativa italiana riconoscendo premi per “il rilevante impegno nella promozione di interventi specifici per l’inserimento lavorativo dei rifugiati”. Al centro delle attenzione dell’Alto è la complessa realtà dei rifugiati in Italia. Secondo i dati Onu, alla fine del 2023 le persone titolari di protezione internazionale erano circa 138.000, i richiedenti asilo 147.000, oltre 161.000 i cittadini ucraini titolari di protezione temporanea e circa 3.000 le persone apolidi.

Ma com’è arrivata Medihospes ad ottenere il We Welcome? La cooperativa da anni attua oltre 40 progetti della rete SAI, cioè il sistema per l’accoglienza e l’integrazione di richiedenti asilo e di rifugiati che in varie regioni italiane opera in convenzione con gli enti locali, che sono titolari dei progetti. “L’obiettivo principale del lavoro di Medihospes è la riconquista dell’autonomia individuale dei richiedenti - prosegue la Migliarini. “Autonomia significa lavorare per permettere la percezione del proprio valore e delle proprie potenzialità. Mediazione linguistica e interculturale, accoglienza materiale, orientamento e accesso ai servizi del territorio, formazione e riqualificazione professionale sono tra i nostri principali obiettivi”. “Dobbiamo sempre avere in mente che in un lasso di tempo definito i rifugiati si trovano a dover imparare o perfezionare la conoscenza della lingua italiana, orientarsi sui servizi presenti nel territorio che li circonda, definire la propria posizione giuridica e amministrativa, e soprattutto orientarsi nel mondo del lavoro e della formazione, per qualificarsi o riqualificarsi all’interno del loro percorso individuale. L’integrazione chiede tutto ciò contemporaneamente”. Un valido esempio delle soluzioni promosse da Medihospes è l’esperienza nella rete SAI a Roma.

Spiega ancora Migliarini: “La soluzione individuata da Medihospes è stata la creazione di squadre per orientare i rifugiati alla formazione e all’impiego, attraverso una serie di attività specifiche”, come la valorizzazione delle competenze individuali, la riqualificazione professionale e/o tirocini spendibili nel mercato italiano del lavoro, l’accompagnamento di ciascuno a riscrivere la propria professionalità presentandosi con la consapevolezza del proprio valore (e questo vale anche come contrasto ad ogni forma di sfruttamento). “C’è di più. Abbiamo lavorato con decisione per costruire reti territoriali che aiutassero i rifugiati durante tutto il percorso di inclusione, connettendo uffici pubblici competenti, enti di tutela, imprese” illustra Migliarini, “questa è la chiave”. E’ stato poi naturale per Medihospes dare vita ad iniziative apripista, come già quattro anni fa con #LeroyMerlin4Refugees, un’azione di sensibilizzazione delle aziende sui temi della diversità e dell’inclusione, che ha coinvolto, oltre all’omonima società, anche l’Unhcr, il Servizio Centrale della rete SAI e Roma Capitale.
Lo stesso per Migliora2, iniziativa che voleva rafforzare le competenze di enti non-profit pubblici e soggetti for-profit nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro degli stranieri richiedenti asilo, progetto al quale Medihospes è stata chiamata dalla Fondazione Adecco per le Pari Opportunità. “Accanto a queste due esperienze a Roma, partecipiamo a progetti in tutte le Regioni che si occupano di migrazione forzata, certamente incluse quelle che hanno progetti Sai, come Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Toscana, Sicilia. Insomma, tante altre regioni” sottolinea Migliarini, indicando quanto conti la sinergia: “accompagniamo da anni migliaia di persone in percorsi di inclusione, e sono decisivi il confronto e la condivisione con le imprese che, come noi, hanno il riconoscimento We Welcome. Noi cerchiamo sempre di creare tanto una rete quanto percorsi individuali per le persone più fragili”. Così, ad esempio, è nata la bella collaborazione romana con il Forno Maurizi. C’è infine un tema che secondo Medihospes non deve restare inespresso. Agli inizi di novembre è stato pubblicato il rapporto della valutazione indipendente del programma Welcome nel quinquennio 2020–2024, in cinque regioni italiane. Il testo ha coinvolto oltre 250 persone tra rifugiati, aziende, istituzioni e organizzazioni della società civile, inclusi i rappresentanti dei Ministeri del Lavoro e degli Affari Esteri, ANCI (l’Associazione nazionale dei comuni italiani), Confindustria, Assolavoro, Fondazione Adecco, AIDP (l’Associazione Italiana per la Direzione del Personale), nonché accademici e rappresentanti di aziende e della società civile.

“E’ una raccolta delle buone notizie che Medihospes sperimenta quotidianamente: il rapporto dimostra che i rifugiati coinvolti nei programmi riconosciuti da We Welcome hanno tassi di occupazione più alti della media dei rifugiati in Italia” spiega Migliarini, citando quantità delle opportunità di impiego, qualità del lavoro, contratti regolari, condizioni dignitose, opportunità meglio allineate a competenze e qualifiche, quindi maggiore stabilità, meno sfruttamento, più autonomia e tanta inclusione. “E’ semplicemente la realtà che si mostra come è: i rifugiati portano alle aziende resilienza, motivazione e nuove prospettive, contribuiscono alla produttività e al rafforzamento della cultura d’impresa. Partecipare al We Welcome accresce la visibilità, la reputazione delle aziende e il loro impegno verso la responsabilità sociale e la sostenibilità”. 
Se quanto sin qui descritto porta un messaggio e una direzione da seguire, a Medihospes la traducono così: “Dentro ogni percorso di lavoro c’è una persona che ricostruisce la propria vita. Con We Welcome vediamo rifugiati che grazie al loro impegno e al sostegno delle aziende trovano impiego, dignità e futuro” conclude Migliarini, “per una reale integrazione crediamo che sia necessario il contributo e la partecipazione delle persone accolte. E alle persone accolte occorre la vicinanza di istituzioni, società civile e imprese.”