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La conquista silenziosa: così la ’Ndrangheta ha steso la sua rete nei cinque continenti

martedì 27 gennaio 2026
La conquista silenziosa: così la ’Ndrangheta ha steso la sua rete nei cinque continenti

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La ’ndrangheta calabrese è la mafia che detiene il maggior potere all'estero e la struttura organizzativa più solida. Meno appariscente della camorra, sin dagli anni ’80 ha costruito in silenzio una rete internazionale, capillare, ed oggi è indicata dalle principali agenzie investigative europee come uno dei maggiori broker mondiali della cocaina. Il tema dell’organizzazione delle mafie italiane all’estero è stato affrontato durante il programma Psiche Criminale, in onda sul canale 122 Fatti di Nera. La forza della ’ndrangheta nasce da tre fattori chiave: un’organizzazione familiare rigidissima, la presenza stabile in decine di Paesi e una straordinaria capacità di infiltrarsi nell’economia legale, puntando sempre di più sugli appalti delle grandi opere all’estero. Inoltre, le ’ndrine all’estero aprono ristoranti, bar, imprese di pulizie e trasporto, tutte attività che servono a riciclare capitali illeciti e a controllare il territorio, mantenendo un rapporto diretto con la casa madre in Calabria. Gli investigatori sanno che il potere oggi si esercita sempre meno con la violenza plateale, ma sempre più con affari, corruzione e relazioni nei mondi dell’imprenditoria e della politica, in un equilibrio sempre più sottile tra criminalità organizzata ed economia globale.

“Fino al 2010 sono stato più volte in Colombia – ha spiegato Angelo Jannone, colonnello dei Carabinieri in congedo – e la ’ndrangheta gestisce anche il traffico di tonnellate di cocaina estero su estero. La DEA a Bogotà aveva una base con 48 agenti; l’Italia era rappresentata da un solo ufficiale di collegamento presso l’ambasciata, che aveva anche la competenza su altri Paesi caraibici. Inoltre, la DEA, così come l’FBI, paga diversamente: noi un ufficiale all’estero lo paghiamo quanto un ambasciatore, gli Stati Uniti invece con uno stipendio regolare. Con quello che paghiamo, potremmo avere almeno quattro ufficiali anziché uno. Adesso si stanno rafforzando queste presenze di intelligence, ma è ancora troppo poco rispetto a quello che fanno gli altri Paesi. Se ti assumi l’onere logistico, e la ’ndrangheta lo fa, si abbatte il costo della cocaina, fino a 2-3 mila dollari al chilogrammo. Se ci sono broker colombiani e intermediari, in quel caso i prezzi salgono fino a 25 mila dollari al chilo. Attualmente, la ’ndrangheta è l’unica che riceve tonnellate di cocaina in conto vendita”.

“La ’ndrangheta – ha sottolineato l’avvocato Francesco Leone – è un’organizzazione affidabile. Gratteri ne fa un mantra di questa affermazione: la ’ndrangheta è ritenuta la più affidabile perché paga, ma soprattutto perché non conosce il pentitismo, per struttura familiare. L’unico pentito della locale di San Luca è uno degli anni ’80, la mafia di Reggio conosce due o tre pentiti al massimo, perché il vincolo familiare impone di far andare in carcere i propri parenti. Questo è il bollino di sicurezza per le organizzazioni criminali all’estero e per questo i calabresi pagano la pasta di coca meno di tutte le altre mafie. Pannunzio o Morabito decidevano i prezzi della cocaina per tutto il mondo, perché la ’ndrangheta resta l’unica mafia presente in tutti e cinque i continenti. Ancora oggi si organizzano i viaggi intermediati direttamente dalla ’ndrangheta, che mantiene un ruolo di brokeraggio perché sono i più affidabili e ricchi. Il giro d’affari da 60 miliardi potrebbe essere una stima addirittura bassa rispetto a quanto movimentano, senza contare tutte le altre attività. Basti pensare che 15 anni fa la CIA fece un report scoprendo la partecipazione azionaria della ’ndrangheta in Russia”.

“Si parla approssimativamente di 60 miliardi – ha aggiunto il giornalista Marco Gregoretti – ma basti pensare che la manovra 2026 del Governo ne vale 18,6 miliardi. L’Eurispes ha valutato gli introiti della criminalità organizzata solo in Italia in 200 miliardi. Tutto questo non è possibile se non c’è un punto di congiunzione tra Stato parallelo e Stato vero. Si parla sempre di contatti con la politica, di gestione del territorio: ci sono inchieste di migliaia di pagine sui rapporti tra politica e ’ndrangheta, ma non se ne viene a capo. Inoltre, se si aggiunge che il livello culturale sta salendo: sono tutti laureati in giurisprudenza, scienze politiche e curano aziende pulite. E ancora, è in atto un tentativo di grande alleanza tra le tre grandi organizzazioni criminali italiane, un patto di alleanza organico. In che mondo stiamo andando? Chi comanda davvero il mondo? Questi sono gli interrogativi”.

“Attualmente – ha risposto l’avvocato penalista Riccardo Brigazzi – comanda il denaro, i flussi di denaro. E dove va l’impresa, va la politica. Le grosse inchieste anche sulle grandi truffe lo dimostrano: bisogna continuare a seguire l’adagio segui il denaro”.

“In Repubblica Dominicana – ha raccontato l’avvocato Maurizio Capozzo, segretario della Camera Penale di Napoli – esiste un porto a pochi chilometri da Santo Domingo che ha una movimentazione di migliaia di container ogni giorno verso l’Europa, Paesi Bassi in particolare, che non possono essere fisicamente controllati. Inoltre, in un Paese storicamente acclarato come crocevia delle rotte della cocaina, la nostra intelligence ha una sola unità stabilmente impegnata in attività di investigazione, che si trova ad agire con strumenti non adeguati, soprattutto in un Paese dove si trova una comunità italiana in gran parte collegata alla criminalità organizzata, con circa 100 mila italiani censiti, figuriamoci quelli non censiti. Inoltre, esiste una sorta di diplomazia malavitosa, uno Stato parallelo che ha sue rappresentanze in altri Paesi, che si palesano se serve pagare stupefacenti o per l’assistenza di connazionali per questioni giudiziarie”.

“La ’ndrangheta calabrese e la mafia siciliana – ha detto il professor Francesco Pira, docente di Sociologia all’Università di Messina – continuano a confermare uno spaccato talmente importante e presente, ancora difficile e complesso da raccontare, con tutte le loro maglie di intrecci internazionali”.