Firenze. Il sogno di Franco Zeffirelli, uno dei più grandi registi al mondo, si avvera grazie all’amore del figlio Pippo, presidente della Fondazione, che ha continuato il suo percorso con grande forza, realizzando ciò che lui avrebbe voluto: un Premio che riconoscesse il valore di chi sa lavorare e creare sogni e progetti. È accaduto e ne siamo fieri: “Questo Premio nasce con l’intento di onorare e proseguire l’eredità artistica del Maestro – spiega Pippo – il cui nome è internazionalmente riconosciuto come sinonimo di eccellenza, estetica e maestria. Si propone di celebrarne il lascito attraverso il riconoscimento di personalità affermate ed emergenti”. La prima edizione porta a Palazzo Vecchio, sede della sindaca Sara Funaro, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’assessora alla cultura Cristina Manetti, per consegnare ai premiati la scultura in bronzo dorato realizzata dalla bottega dell’orafo Paolo Penko, ispirata al Trovatore, uno dei colossi scenografici ideati da Franco Zeffirelli. Due i Premi Speciali: a Placido Domingo, grande tenore e tra i più importanti collaboratori del Maestro:“Mi riempie il cuore ricevere questo riconoscimento – ha confessato il tenore –. Era fantastico, affrontava l’opera con genialità. Tra noi c’era sempre un dialogo costruttivo. Aveva un senso del teatro fuori dal comune”. Premiato anche l’attore internazionale Robert Powell, indimenticabile nel ruolo di Gesù di Nazareth (1977), opera simbolo della televisione mondiale: “Zeffirelli mi voleva dare il ruolo di Giuda, ma quando mi vide rimase colpito dal mio sguardo. Cambiò idea e io diventai Gesù. Mi disse: ‘Devi essere tu, è così che immaginavo i tratti del mio Gesù’. Diventammo molto amici. Lui battezzò mio figlio e, nel tempo, passammo molte vacanze nella sua villa di Positano”. Altro Premio al maestro del cinema italiano Marco Bellocchio, regista rigoroso e incisivo, capace di regalare pagine di cinema e di vita. In arrivo Portobello, la nuova miniserie televisiva. Il Premio per la scenografia va a Sara Greenwood e Katie Spencer (sette volte candidate all’Oscar) per Anna Karenina, Espiazione e Barbie. Il Premio per i costumi è per Ann Roth, candidata all’Oscar e vincitrice per il film Il paziente inglese e Ma Rainey’s Black Bottom. Ma c’è anche un’altra figura importante da segnalare: Caterina D’Amico, direttrice del Museo Franco Zeffirelli, che ha lavorato per anni sull’archivio del Maestro, tra mille ricordi e tanti sacrifici. Del resto, chi più di lei poteva riuscire a mettere in evidenza il lungo percorso del Maestro? Ho avuto la fortuna di conoscerla quando ho scritto la parte critica del libro Francesco, di Franco Zeffirelli. Una donna di cultura che, come tutti i grandi, è competente ma anche semplice: “Quando nel 2017 abbiamo aperto le porte al Complesso di San Firenze (la Fondazione), non abbiamo solo inaugurato un museo, ma un archivio ‘parlante’ – racconta –. Spero che diventi uno strumento vivo per le nuove generazioni di scenografi, registi e costumisti”. Zeffirelli non lo dimenticherò mai, come non dimenticherò i suoi occhi azzurri e limpidi, come un mare di antica memoria. Ancora oggi vorrei vedere più spesso i suoi film in tv o al cinema. Lancio un appello: si parla tanto dei giovani, ma un amore descritto in Giulietta e Romeo da Zeffirelli, pur ambientato in un secolo lontano, potrebbe cambiare i sentimenti nascosti nel cuore di tanti ragazzi. Zeffirelli insegnava a credere nell’amore e nell’amicizia. Il suo Gesù di Nazareth è la prova di quanta conoscenza e saggezza custodisse nell’anima. Era un fervente cattolico. Passati gli anni, un giorno mi chiese: “Quando morirò, chi troverò dall’altra parte? Vedrò Dio?” Avrei voluto abbracciarlo, ma non ne ebbi il coraggio, pur convinta che, dopo aver dato tanto nella vita come ha fatto lui, non si muore mai. Nascosi una lacrima e gli risposi: “Sì, lo vedrà. Ha solo fatto del bene. Un giorno ci sarò anch’io, ed è lì che ci ritroveremo…”



