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Alla Camera dei Deputati coro bipartisan sul riordino del gioco pubblico

lunedì 2 marzo 2026
Alla Camera dei Deputati coro bipartisan sul riordino del gioco pubblico

4' di lettura

Raramente la politica assume posizioni chiare e unitarie. Sul riordino del gioco pubblico, invece, alla Camera si è registrata una convergenza trasversale: se la riforma del gioco fisico non arriverà rapidamente e con un impianto equilibrato, migliaia di piccole e medie imprese italiane rischiano di scomparire, con decine di migliaia di posti di lavoro a rischio. L’allarme è stato lanciato nella Sala della Lupa di Montecitorio durante il convegno “Le nuove regole del gioco”, che ha riunito esponenti di diversi schieramenti politici, accompagnato da un messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana a sottolineare la rilevanza del tema. L’iniziativa è stata promossa dal deputato Andrea De Bertoldi, dei Liberali Cristiano-Democratici (Lega), che ha posto al centro le istanze degli operatori del settore.
Il primo nodo emerso riguarda la mancanza di un confronto strutturato. Francesco Gatti, presidente del tavolo tecnico operatori Sapar – il sindacato che rappresenta circa 2.500 aziende e oltre 60.000 lavoratori – ha chiesto un dialogo più approfondito tra politica, tecnici e chi opera quotidianamente nel comparto.
Il secondo punto critico concerne il metodo adottato.

La delega fiscale del 2023 prevedeva un riordino unitario dell’intero settore: online, fisico e riequilibrio dei parametri di tutti i prodotti. È stata invece data priorità all’online, che già oggi supera il fisico per raccolta, mentre il riequilibrio complessivo dei parametri non è stato avviato. Geronimo Cardia, presidente di Acadi – l’associazione dei Concessionari dei Giochi Pubblici aderente a Confcommercio – ha ribadito che solo una visione organica dell’intero comparto permette di governare le leve che incidono su salute, gettito erariale, legalità e occupazione. Procedere per segmenti, ha osservato, significa evitare il problema senza risolverlo: non appare coerente ipotizzare tutele sanitarie fondate su limiti orari o distanze applicati soltanto a una minima parte dei trentatré prodotti di gioco esistenti. Le maggiori preoccupazioni riguardano le indiscrezioni sul decreto in arrivo.

In assenza di un testo ufficiale, le voci parlano di una gara impostata sul criterio del massimo rialzo e di un innalzamento della soglia di concentrazione dal 25% al 35-40%, senza che risulti svolta un’analisi preventiva di impatto. L’attuale assetto vede le tredici concessioni originarie ridotte a dieci, confluite in otto gruppi societari, due dei quali detengono già oltre la metà del mercato. Se la concentrazione viene riferita correttamente ai gruppi e non alle singole entità giuridiche, il livello attuale supera già la soglia vigente. L’Antitrust ha giudicato l’assetto tollerabile, ma al limite e solo in presenza di altri operatori. Portare la soglia al quaranta per cento, con una gara al massimo rialzo, significherebbe di fatto consentire a due o tre gruppi di aggiudicarsi i lotti principali, determinando l’uscita progressiva degli altri operatori e configurando un oligopolio strutturale. Le simulazioni illustrate da Marco Zega (Codere) evidenziano che quasi la metà delle macchine attive non riuscirebbe a coprire l’investimento nell’arco della nuova concessione, con un rientro del capitale non prima di sei anni su nove. Le macchine che escono dal mercato comportano una perdita di gettito stimata in oltre 1,5 miliardi di euro e circa 24.000 esuberi nella filiera.

Un ulteriore aspetto riguarda le conseguenze della concentrazione. Se i soggetti che già controllano la maggior parte dell’online acquisissero anche la quota prevalente del fisico, si creerebbe un incentivo a spostare la domanda verso il digitale. I dati indicano che, su cento euro spesi nel gioco fisico, oltre settanta vanno allo Stato e circa venti ai privati; nell’online il rapporto è inverso. Un oligopolio integrato potrebbe quindi massimizzare i margini privati a scapito del gettito pubblico, neutralizzando gli effetti finanziari della gara. Lo spostamento verso l’online solleva inoltre profili sanitari. Nel canale digitale le vincite superano il 90% delle somme giocate, mentre nel fisico si attestano intorno al 60%. Questo apparente vantaggio può indurre a prolungare il tempo di gioco, aumentando l’esposizione al rischio di dipendenza. Inoltre, chi gioca tramite smartphone non ha attorno a sé alcun contesto sociale che possa intervenire o accorgersi di comportamenti problematici.

Nel dibattito politico, il senatore Maurizio Gasparri (Forza Italia) ha sottolineato l’importanza dell’ascolto degli operatori, soprattutto su temi delicati come il rapporto tra online e punti fisici e le disparità fiscali. Il deputato Stefano Vaccari (PD) ha chiesto al Governo di sospendere il percorso e riaprire il confronto. Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha definito rischiosa l’operazione di concentrazione per il tessuto produttivo. Antonio D’Alessio (Azione) ha insistito su un iter parlamentare fondato su audizioni effettive. Laura Cavandoli (Lega) ha ricordato che le Commissioni potranno introdurre condizioni stringenti, mentre Giulio Centemero ha richiamato la concorrenza tra economia fisica e digitale. L’ex senatore Riccardo Pedrizzi ha espresso dubbi sui tempi di approvazione, ricordando come il sistema concessorio italiano sia considerato un modello a livello europeo.

Il messaggio conclusivo emerso dal convegno in Sala della Lupa è unanime e condiviso: la riforma è necessaria, ma deve essere sostenuta da un’analisi preventiva di impatto su gettito, salute, concorrenza e stabilità della filiera, insieme all’apertura di un tavolo tecnico e di un confronto formalizzato in Conferenza Unificata. Andrea De Bertoldi, organizzatore dell’evento, ha annunciato l’intenzione di scrivere al viceministro Leo e al direttore dell’Agenzia delle Dogane per chiedere un confronto formale con tutti gli operatori. Il percorso è all’inizio, ma sul tema del riordino del gioco, maggioranza e opposizione sembrano muoversi nella stessa direzione.