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Chiara Ferragni, la Cassazione: "Perché l'inchiesta va a Milano"

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Sarà la Procura di Milano a decidere sull'eventuale processo contro Chiara Ferragni, attualmente indagata per truffa aggravata per varie iniziative benefiche intrecciate a sponsorizzazioni. Lo ha stabilito la Cassazione, mettendo ordine ai due fascicoli aperti dai pm in due Procure differenti.

La procura generale di Cassazione ha risolto così risolto a favore dei colleghi milanesi il conflitto di competenza sollevato dal procuratore aggiunto di Milano Eugenio Fusco dopo il rifiuto di trasmettere gli atti al collega di Cuneo, il procuratore Onelio Dodero, che riteneva anche lui di essere competente per il caso del pandoro Pink Christmas della Balocco, essendo la sede dell'azienda dolciaria nella provincia piemontese. L'influencer è indagata anche per la sponsorizzazione alle uova di Pasqua della dolci preziosi e la bambola Trudi.

 

 

 

La sostituta pg Mariella De De Masellis - da quanto appreso - ha deciso in favore di Milano valorizzando l'articolo 9 comma 1 del Codice di procedura penale sui criteri suppletivi per determinare la competenza in quanto ha individuato nel capoluogo lombardo il luogo in cui sarebbe stato commesso un frammento dell'ipotesi di truffa, ovvero il perfezionamento dei contratti siglati tra la Balocco e le società Fenice e Tbs Crew di Ferragni.

 

 

 

Nel lungo decreto motivato sono stati esclusi altri criteri, tra cui quella della continuazione e del conseguente "unico disegno criminoso" che - secondo l'aggiunto Fusco - avrebbe commesso l'imprenditrice digitale con la vendita dei tre prodotti "griffati" con la sua immagine in relazione a donazioni per progetti benefici. La decisione, va precisato, non riguarda le bambole con Trudi o le uova di Pasqua di Dolci preziosi.

A metà gennaio la procura di Cuneo, in accordo con i colleghi di Milano, avevano chiesto ufficialmente alla procura meneghina gli atti del caso Ferragni sulla vendita solidale dei pandoro Balocco il cui ricavato doveva finanziare l'ospedale Regina Margherita di Torino permettendo così all'aggiunto Fusco di attivare la 'disputa' sulla competenza territoriale affidando, come dispone l'articolo 54 bis del codice di procedura penale, la questione al procuratore generale della Corte di Cassazione. La 'contesa' tra procure è stata quindi risolta da un 'terzo' che ha attentamente studiato le memorie di Cuneo e Milano.

 

 

 

Per la procura piemontese l'eventuale ingiusto profitto, requisito previsto per la qualificazione del reato di truffa, si è realizzato a Fossano, dove ha sede la Balocco, mentre per la procura meneghina la competenza è legata all'influencer, già multata dall'Antitrust, e alle modalità relative ai contratti di beneficenza. L'idea di un modus operandi che è stato replicato nei vari casi creando una sorta di 'continuità' nell'ipotesi di reato di truffa aggravata ha convinto il pg della Cassazione ha lasciare il fascicolo alla procura guidata da Marcello Viola. Con la decisione motivata del procuratore generale, ora al pm Fusco verranno immediatamente trasmessi tutti gli atti della procura 'perdente'. Per le inchieste relative alle campagne condotte con Trudi o le uova di Pasqua con Dolci Preziosi, al centro di altri fascicoli, per ora nessuno ha sollevato questioni di competenza. 

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