Sarà per la doccia fredda della data del voto - il fine settimana del 22 e del 23 marzo, che a sinistra non gradiscono perché considerata troppo vicina- ma i toni che utilizzano i leader del “campo largo” e della Cgil in occasione del lancio del “Comitato società civile per il No” al referendum sulla riforma della giustizia sono apocalittici. Quasi che i segretari di Pd, M5S, Avs e Cgil sentissero l’urgenza - visto il contropiede incassato da Giorgia Meloni sull’apertura delle urne - di giocare già il tutto per tutto per mobilitare il proprio elettorato in vista di una partita che la stessa Elly Schlein ammette essere «difficile». Da qui la necessità di partire subito.
Il Comitato, presieduto da Giovanni Bachelet - già deputato del Pd, figlio del giurista Vittorio assassinato dalle Br nel 1980 - è il “braccio politico” del fronte del No, laddove quello “tecnico” è rappresentato dal Comitato “Giusto dire No” sostenuto dall’Anm, il “sindacato” dei magistrati.
L’intento del sodalizio, basta scorrere le sigle aderenti a fianco della parte politica - oltre alla Cgil ci sono Anpi, Acli e Legambiente- è chiaro: puntare sul “movimentismo” di piazza per portare sostegno al No. E cosa c’è di meglio che affidarsi ai messaggi di Maurizio Landini? Il segretario generale della Cgil interviene subito dopo Bachelet e la sua, dal centro congressi Frentani che la stessa Cgil ha acquistato dal Pci nel 1991, è una chiamata alle armi. Landini propone la nascita di un comitato per il No in ognuno degli oltre 8mila Comuni italiani: «Abbiamo bisogno di un lavoro Comune per Comune, quartiere per quartiere, territorio per territorio e in ogni seggio ci devono essere rappresentanti».
La carta da giocare è una versione riveduta e corretta del tradizionale “allarme fascismo”: i pieni poteri cui aspirerebbe Meloni. «La posta in gioco che abbiamo di fronte è il futuro della nostra democrazia», scandisce Landini. Il numero uno della Cgil accusa il governo di aver confermato le sue pulsioni peggiori: «Una gestione autoritaria del nostro Paese è già in campo. Mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo». Schlein risponde “presente”: «Potete contare sul Pd. Siamo qui per darvi supporto». La segretaria utilizza gli stessi toni di Landini: la riforma «serve a chi sta già al potere e vuole sfuggire a ogni controllo da parte della magistratura, serve a dire che la legge non è uguale per tutti». A Palazzo Chigi «stanno dicendo: “Ora vi facciamo vedere chi comanda”».
In sala, oltre ai politici, ci sono il premio Nobel Giorgio Parisi, lo scrittore Maurizio De Giovanni e il giornalista Sigfrido Ranucci. Significativa anche la presenza del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, e di quello di Torino, Stefano Lo Russo, spia del tentativo di coinvolgere nella partita le amministrazioni locali amiche.
Conte arriva quando tutti i colleghi del centrosinistra sono già saliti sul palco. Il leader del M5S non è da meno di Schlein (che infatti alla fine gli dirà «bravo») e Landini: accusa il governo di voler «scardinare il nostro sistema costituzionale e il principio dell’equilibrio tra poteri». Con la riforma sulla separazione delle carriere, «è il ritorno della casta dei politici.
Referendum Giustizia, Carlo Fusaro: "Una sinistra coerente deve sostenere il Sì"
Professore Fusaro, a due giorni dalla vostra iniziativa (“La sinistra che vota sì”), scende in campo ...È il ritorno degli intoccabili. È il ritorno di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non rispondere a nessun controllo e li dovremo contrastare». Il giorno prima la presidente del Consiglio, rincara la dose l’ex premier, «ha detto una cosa che fa accapponare la pelle: ha detto che governo e giudici devono lavorare nella stessa direzione. Allora non c’è contropotere, ma un potere sottoposto a un altro potere».
Per Nicola Fratoianni, uno dei due leader di Avs, da parte della premier sarebbe arrivata in tal senso una confessione con le sue affermazioni sulle toghe nel corso dell’incontro di inizio anno con la stampa: «Meloni ha confessato, la sua conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione. I giudici sono l’ossessione di questa destra e con la riforma vogliono portarne a casa lo scalpo».
Il pericolo fascismo rientra dalla finestra con le parole con le quali Gianfranco Pagliarulo, numero uno dell’Anpi, bagna la sua nomina nel direttivo nel Comitato: «Non si possono ovviamente fare paragoni tra periodi storici diversi, ma non si può al tempo stesso non avere una fortissima preoccupazione per gli interventi governativi che stanno riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione e gli equilibri democratici. La legge Nordio è un attacco ai fondamenti costituzionali. Tra due anni festeggeremo gli ottant’anni della Costituzione. Auspichiamo di arrivarci con la pienezza di quelle norme».




