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Anm, gioco sporco per bloccare la riforma: tribunali e un milione di euro sul piatto

di Fausto Cariotidomenica 18 gennaio 2026
Anm, gioco sporco per bloccare la riforma: tribunali e un milione di euro sul piatto

3' di lettura

Aumenta la potenza di fuoco con cui l’Anm affronta la battaglia referendaria. Ieri il direttivo del sindacato delle toghe ha deciso di aggiungere 300mila euro ai 500mila già stanziati e usati, in parte, per pagare le menzogne contro la riforma Nordio affisse nelle stazioni («Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No»).

Un impegno che potrebbe non fermarsi qui: se la corsa si allungasse a causa dello spostamento della data del voto, ci sono altri 200mila euro pronti per essere affidati all’agenzia di comunicazione Proforma, la stessa che ha seguito le campagne elettorali di Nichi Vendola, Michele Emiliano e Antonio Decaro.
Per invertire i sondaggi che oggi vedono il No perdente, dunque, l’Anm è pronta a “investire” fino a un milione. Una somma imponente, che con ogni probabilità nessun altro comitato riuscirà a uguagliare, analoga al costo del “concertone” autopromozionale che la Cgil organizza ogni anno.

Budget da rockstar, insomma. È per questo, del resto, che nei mesi scorsi la quota di iscrizione richiesta ai magistrati è stata aumentata del cinquanta per cento, da 120 a 180 euro l’anno: moltiplicata per gli oltre 9.100 tesserati, per il sindacato significa un’entrata di 1,6 milioni di euro, un terzo della quale garantito dal rincaro delle tessere pagate da tutti gli iscritti. Inclusi quelli che si stanno impegnando e voteranno per il Sì.

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La forza delle toghe non è solo economica. Saranno loro stesse, infatti, a decidere su due aspetti cruciali del voto: la data, su cui si esprimerà il Tar il 27 gennaio, e la denuncia presentata dal comitato per il Sì creato dai radicali e intestato a “Pannella Sciascia Tortora”. Questo comitato si è rivolto alla procura di Roma, sostenendo che la campagna di affissioni di “Giusto dire No”, il comitato dell’Anm, con quella bufala dei giudici sottomessi alla politica, ha commesso il reato previsto dall’articolo 656 del Codice penale: «Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico». A decidere in merito saranno con ogni probabilità magistrati iscritti all’Anm stessa, visto che ad essa aderisce il 96% delle toghe.

Suona quindi come umorismo involontario quello del presidente dell’Anm. Commentando la denuncia, Cesare Parodi ieri ha assicurato di non avere alcuna preoccupazione sulla valutazione che faranno i suoi compagni di lavoro e di sindacato: «Lasciamo lavorare i magistrati. Io ho piena fiducia nei colleghi».

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Facile la replica di Andrea Delmastro delle Vedove, sottosegretario alla Giustizia: «Parodi, ribadendo la sua “piena fiducia” nei magistrati che si dovranno occupare della denuncia per i manifesti dell’Anm, è diventato il miglior testimonial della campagna per il Sì. Il senso profondo della riforma costituzionale della giustizia è proprio garantire che tutti gli italiani, e non solo i magistrati, possano avere piena fiducia nella magistratura».

Analoga la risposta dei vertici dell’Anm sui giudici del Tar del Lazio, chiamati in causa dal ricorso di un altro comitato per il No, che ha deciso di raccogliere mezzo milione di firme per chiedere il referendum, sperando così di ottenere lo spostamento della votazione ad aprile o addirittura maggio.

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Settimane in più che intendono usare per provare a invertire l’andamento dei sondaggi. Questo comitato ha chiesto l’annullamento del decreto che ha fissato la consultazione per il 22 e il 23 marzo. «Qualunque sia la data del voto, il Tar prenderà la decisione più opportuna», ha detto il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti.
Il malcontento delle toghe che non condividono le scelte del sindacato ha prodotto comunque un risultato. Parodi ha riconosciuto che, anche in caso di vittoria del Sì, non si avrebbe «un quadro apocalittico», da dittatura iraniana, come sostengono certi esponenti del fronte del No, «bensì un indebolimento del potere giudiziario nei confronti del potere esecutivo». Soprattutto, stavolta non sono previste proteste durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. «Non avrebbero senso in un momento come questo», ha detto Maruotti.

«Dobbiamo risparmiare le energie per ragionare con i cittadini e aiutarli a comprendere il senso e il contenuto politico profondo di questa riforma, che non è di buon senso». Soddisfatto Giacomo Rocchi, presidente della prima sezione della Corte di Cassazione e socio fondatore del Comitato “Sì Riforma”: «Con un’ammissione implicita», dice, la strategia dell’Anm «viene accantonata». E sul referendum, prosegue, «emerge la doppia verità: mentre in pubblico si protesta, nel segreto dell’urna molti magistrati voteranno Sì alla separazione delle carriere».