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Csm, promossi a pieni voti assenti ingiustificati e toghe in ferie senza dirlo

di Fausto Cariotimercoledì 11 marzo 2026
Csm, promossi a pieni voti assenti ingiustificati e toghe in ferie senza dirlo

4' di lettura

Assentarsi senza autorizzazione dal posto di lavoro, anche ripetutamente, causando problemi ai colleghi e alla comunità che si è pagati per servire. In qualunque organizzazione sarebbe causa di licenziamento, o quantomeno di sanzione e penalizzazione della carriera. Nella magistratura italiana, no.

Lì i giudizi disciplinari e le valutazioni di professionalità sono emessi da quel Csm che la riforma vuole cambiare, e l’Anm di Cesare Parodi difende invece con i denti. La norma salvifica risale al 2006 e prevede la «condotta disciplinare irrilevante»: c’è illecito solo quando il Csm giudica il fatto di un qualche rilievo. E siccome il Consiglio ha un enorme potere discrezionale, si è creato il perfetto refugium peccatorum. Le assenze sono perdonate, la carriera prosegue senza intoppi, lo stipendio continua a crescere. Proprio come accade ai magistrati che si comportano secondo le regole. Il merito può attendere.

È tutto scritto nelle pagelle che il Csm compila ogni quattro anni: quelle in cui certifica che oltre il 99% dei magistrati italiani merita la promozione. In questa vastissima platea c’è anche il giudice fiorentino al quale era stato contestato di «avere violato l’obbligo di essere prontamente reperibile per essersi allontanato da Firenze, il 3 gennaio 2013, senza chiedere l’autorizzazione al congedo ordinario e senza preavvertire il capo dell’ufficio, ed essersi recato in una località sciistica». Tra l’inizio di dicembre e la fine di gennaio quel magistrato non aveva fissato udienze, «in violazione delle tabelle del tribunale».

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Nel 2021 è stato assolto dalla sezione disciplinare del Csm, che ha giudicato la vicenda - appunto - «di scarsa rilevanza». E l’anno seguente il plenum del Consiglio gli ha comunicato «il positivo superamento della valutazione di professionalità». Lo ha fatto spiegando che quelle condotte non potevano essere «oggetto di valutazione», anche «a prescindere dall’assoluzione», perché compiute prima del quadriennio 2015-2019, oggetto del giudizio.

È un argomento ricorrente nelle delibere del Csm: se il comportamento rilevante sotto l’aspetto disciplinare è stato commesso fuori dal periodo in esame, come in questo caso, non è preso in considerazione. Quando invece, come è successo per altri magistrati, la «carenza» riguarda proprio il quadriennio sotto la lente ed è stata punita con una sanzione disciplinare, la formula di rito usata dal Csm è un’altra: «Nessun automatismo intercorre tra sentenza disciplinare ed esito del procedimento di valutazione della professionalità». In un modo o nell’altro, la strada per la promozione si trova.

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La grazia del plenum di Palazzo dei Marescialli scende sulla toga anche quando il Consiglio giudiziario distrettuale ha dato parere di segno opposto. È successo al gip di Teramo che aveva provocato la sollevazione di otto sostituti procuratori, i quali si erano lamentati ufficialmente perché il giudice «aveva adottato la prassi di allontanarsi dal Palazzo di Giustizia, dopo essersi ritirato in camera di consiglio in genere prima delle ore 14, per farvi rientro solo in serata per la lettura dei dispositivi, talvolta ben oltre l’orario indicato delle ore 19, così determinando problematiche nell’organizzazione del lavoro del pm di udienza, della cancelleria e del personale di vigilanza». Un modo di lavorare che secondo il Consiglio giudiziario denotava «scarsa capacità organizzativa», perché causava «un indebito prolungamento delle udienze per il tempo impiegato per andare a casa e far ritorno in ufficio». Nulla di grave, invece, per il Csm.

Nel 2022 quel gip è uscito assolto dal procedimento disciplinare perché la sua condotta «non attinge un grado di offensività tale da giustificare un provvedimento sanzionatorio». E l’anno dopo, ritenendo che le «criticità» fossero «insussistenti o comunque superate», il Csm gli ha assegnato valutazione professionale positiva.
Si capisce, allora, perché sia stato assolto e promosso anche il gip di Torino che si era assentato per un solo giorno senza avvisare colleghi né superiori, e pazienza se nel frattempo aveva usato il fax di un negozio per inviare documenti coperti da segreto istruttorio. Era di turno nella domenica del 2013 in cui era andato dalla madre in una località marittima della Toscana. Non aveva avvisato il capo dell’ufficio per farsi sostituire, e quando gli era stato chiesto di convalidare una serie di intercettazioni si era fatto trasmettere gli atti alla tabaccheria di un amico, da dove li aveva rispediti indietro firmati.

Gli erano stati contestati due illeciti disciplinari: la violazione del dovere di diligenza, per essersi allontanato senza informare i superiori, e l’uso «con negligenza e imprudenza» di un esercizio commerciale per trasmettere atti riservati, rischiando di «ledere indebitamente i diritti delle parti processuali». Assolto nel 2014: la mancata comunicazione dell’assenza è stata ritenuta di «scarsa rilevanza», e quanto alla violazione del segreto non è stato provato che qualcuno abbia assistito alle operazioni. Professionalmente ineccepibile pure lui, manco a dirlo.