Farà molto male a sinistra la discesa in campo di Giuliano Pisapia. L'ex sindaco di Milano, che nel 2011 lanciò con Luigi De Magistris (a Napoli) la cosiddetta rivoluzione arancione, ex deputato di Rifondazione comunista nonché avvocato di vaglia, ha avvisato con un sms i suoi "compagni" di coalizione: al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo "voto sì". E il suo sarò una scelta "ne merito", non certo di natura politica. Segno che anche nel centrosinistra c'è qualcuno che predilige valutazioni tecniche su una riforma a finalità puramente anti-Giorgia Meloni.
A riportare la notizia è Il Giornale: "Alle nove di ieri sera" ha ricevuto attraverso un suo cronista "un messaggio di solo due parole, 'Voto Sì'", appunto. Da giurista, e figlio d'arte (c'è il padre Giandomenico Pisapia dietro al Codice di Procedura penale del 1989), Pisapia ha sempre guardato con favore alla separazione delle carriere e già nel 2021 attaccò l'Associazione Nazionale Magistrati per via dell'opposizione atavica delle toghe a qualsiasi riforma.
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Altra sparata di Henry John Woodcock. La scorsa settimana il pm si era reso protagonista di una gaffe clamorosa nel cors..."Non ne abbiamo mai parlato. Anche il mio amico Mazzali (Mirko Mazzali, consigliere comunale per Sinistra ecologia e libertà ai tempi dell'amministrazione Pisapia, ndr) si è espresso per il sì", replica l'attuale sindaco di Milano Beppe Sala, non senza imbarazzo, a chi gli ha chiesto conto della posizione del suo predecessore a Palazzo Marino. "Rispetto totalmente ogni opinione. Io voterò No e parteciperò con Schlein all'evento a Milano settimana prossima. Ma non deve essere una questione ideologica, rispetto chi vota sì".
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“Con la separazione delle carriere vogliamo semplicemente consegnare ai nostri figli un giusto processo, delineato..."Giuliano Pisapia è un eccellente testimonial di un vasto mondo di sinistra che voterà Sì al referendum. Perché è gente che ha capito che non si vota per le politiche", sottolinea invece il vice-capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera Alfredo Antoniozzi. "Chi dice che vogliamo smontare la Costituzione mesta nel torbido. Per noi è una Carta sacra. Che è stata modificata più volte dal centrosinistra. Il che non significa toccarla radicalmente ma adeguarla nelle parti variabili ai tempi. E riconosciamo nel Capo dello Stato che ha firmato la legge costituzionale il garante indiscusso della Carta. Siamo un partito e un governo di alto senso democratico".




