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Referendum giustizia, le comiche finali in piazza di Bonelli, Landini, Scurati & Co

di Fabio Rubinilunedì 16 marzo 2026
Referendum giustizia, le comiche finali in piazza di Bonelli, Landini, Scurati & Co

3' di lettura

A inizio anni Novanta in pieno boom elettorale della Lega di Umberto Bossi, la sinistra si riversava nelle piazze urlando: «La democrazia è in pericolo. Torna il fascismo». Pochi anni dopo scese in campo Silvio Berlusconi, vinse a più riprese le elezioni nonostante la sinistra in piazza sbraitasse: «La democrazia è in pericolo. Torna il fascismo». Arriva il governo gialloverde di Lega e Cinquestelle e la sinistra che dice? Esatto: «La democrazia è in pericolo. Torna il fascismo». Salvo cambiare idea sui grillini una volta che ci si sono alleati per governare. Infine, siamo nel 2022, le elezioni le vince Giorgia Meloni e la sinistra da tre anni è in piazza a berciare su qualsiasi provvedimento di questo governo: «La democrazia è in pericolo. Torna il fascismo».

Nel frattempo sono passati trent’anni e la democrazia è sempre lì dove dovrebbe essere: al centro della scena politica. Con buona pace di tutti quelli che sul pericolo fascismo ci hanno costruito un business che vale parecchi zeri. Giunti alla settimana finale di campagna referendaria, quale sarà mai il grido lanciato dalla sinistra per dire “No” al quesito? Ovviamente che «la democrazia è in pericolo. Torna il fascismo». Lo hanno berciato anche ieri nelle piazze e nei teatri. A partire dal gran capo del sindacato rosso Maurizio Landini, che ha spiegato: «L’oggetto vero di questo referendum non è la riforma della giustizia. La cosa vera è che qui c’è un attacco all’indipendenza e all’autonomia della magistratura». Il segretario generale della Cgil, poi, ha anche attaccato il presidente del Senato Ignazio La Russa: «Trovo singolare che chi ha invitato la gente a non andare a votare al referednum che ha fatto la Cgil qualche mese fa, ora lo faccia». Quel che Landini omette di dire è che il suo di referendum per essere valido avrebbe dovuto raggiungere il quorum del 50%. In questo, invece, il quorum non c’è e dunque la strategia, anche politica, è totalmente differente.

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L’altro caso di giornata è stato il meme postato sui social dal deputato di Avs Emilio Borrelli, nel quale si vede un fotomontaggio con il premier Meloni vestita da paziene psichiatrica visitata da un medico che le chiede: «E dimmi Giorgia, questi magistrati che liberano spacciatori e pedofili sono qui in questa stanza con noi?». Un’immagine che ha scatenato le proteste della maggioranza di govern. «Questa non è satira politica. È semplicemente un linguaggio d’odio», ha spiegato il deputato di Fdi Antonio Baldelli. Polemiche fanno il paio con le foto di Meloni e Nordio bruciate sabato in corteo. Un gesto per il quale ieri sono state identificate tre persone.

Tornando ai leader politici, anche ieri Giuseppe Conte ha spiegato che «dobbiamo fermarlo (il governo, ndr), dobbiamo votare tutti insieme No». Per la segretaria del Pd Elly Schlein, ieri in piazza a Bologna, «la giustizia va migliorata, ma non lo si fa mettendo i giudici sotto il controllo del governo». Schlein non spiega come questa riforma otterrebbe questo risultato. E il perché di questo silenzio è piuttosto semplice: non è scritto in nessun passaggio del testo che verrà sottoposto a referendum.

Così la segretaria con mancanza di argomenti la butta in caciara aizzando la folla con la teoria secondo la quale «con questa riforma Cinturrino (l’agente che a Milano ha sparato a uno spacciatore) sarebbe ancora in divisa». L’europarlamentare Pd Stefano Bonaccini va anche oltre: «Con questo referendum Giorgia Meloni voleva un plebiscito per chiamare, un minuto dopo, l’altra riforma che interessa a Fdi: il presidenzialismo. Volevano votarsi da soli il presidente della Repubblica». Altro tema che nulla centra con la riforma, ma quando si è in difficoltà politica ci si aggrappa a tutto. Il sindaco di Genova Silvia Salis voterà no perché vuole «la garanzia di continuare a rimanere liberi».

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Grida d’allarme arrivano anche dal duo di Avs Bonelli-Fratoianni. Per il primo «bisogna votare no per fermare la deriva autoritaria. No ai pieni poteri. Vogliono liberarsi della magistratura». Per Fratoianni invece «la destra vuole delegittimare il ruolo della magistratura, determinando un controllo politico sulla sua azione». Nella bagarre non poteva mancare l’Anpi, che per bocca del suo segretario nazionale, Gianfranco Pagliarulo, spiega: «Una delle missioni più importanti dell’Anpi è la difesa e l’attuazione della Costituzione». Sul pezzo anche lo scrittore Antonio Scurati che ha fatto un video per invitare a votare per il no: «Per evitare che il potere politico entri nelle aule di giustizia».

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