“La natura dello scontro è stata molto lontana dal contenuto del quesito referendario”: a dirlo Gian Domenico Caiazza, presidente del comitato "Sì Separa", che ha commentato in tv il risultato del referendum sulla giustizia. In ogni caso, ha sottolineato che "c’è stata una grandissima affluenza” e che “se prevale il no in democrazia si prende atto di quello che è accaduto”. Tuttavia, non ha potuto fare a meno di far notare che dalle percentuali è emerso un dato molto chiaro: “La metà del Paese voleva questa riforma”.
Il Paese, insomma, è spaccato a metà. Il che vuol dire che la giustizia non è proprio in ottima salute e che comunque c'è bisogno di una riforma. Intervistato da SkyTg24 alla Fondazione Einaudi, Caiazza ha detto la sua anche sull’Associazione nazionale magistrati: “Una istituzione dello Stato si è fatta partito. La magistratura ha scelto di allarmare i cittadini sul contenuto di una riforma che non c’è, perché si è votato sull’indipendenza della magistratura che questa riforma non sfiorava nemmeno”.
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"Ci troveremo in piazza su invito del comitato civico per il No, a piazza Barberini". Il No vince la sfida del...Commentando la campagna referendaria, inoltre, è stato ancora più duro. In particolare, ha parlato di “un’operazione formidabile di mistificazione del contenuto della riforma che ha dato i suoi frutti”. E ha aggiunto: "Era facilmente prevedibile che lo scontro sarebbe stato durissimo”. E ancora: “Questo è stato un voto certamente politico che ha in larga parte trasceso il contenuto tecnico. Noi abbiamo cercato di concentrare l’attenzione dei cittadini sul reale contenuto della riforma”.
La conseguenza di tutto ciò - si legge in una nota di Caiazza e del presidente della Fondazione Einaudi Giuseppe Benedetto - è stata quella di determinare "lo snaturamento del confronto referendario in uno scontro politico del tutto estraneo al contenuto della riforma. Resta un fatto molto grave, con il quale il Paese dovrà fare i conti nei prossimi anni. La magistratura si è fatta partito, e ha condotto duramente una battaglia politica con una parte del Paese contro un’altra. Ci vorranno anni, e l’impegno di tutti noi cittadini che coltiviamo e difendiamo l’idea dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, per rimediare a questo disastro. Esprimiamo la nostra più viva solidarietà e ammirazione per quei magistrati coraggiosi che si sono espressi per il Sì anche a nome dei tanti loro colleghi che lo hanno certamente fatto senza dirlo”.




