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Nicole Minetti, richiesta di risarcimento per 250 milioni di euro

di Alessandro Gonzatogiovedì 4 giugno 2026
Nicole Minetti, richiesta di risarcimento per 250 milioni di euro

4' di lettura

È il giorno della vittoria ma c’è dell’altro. L’avvocato Emanuele Fisicaro, che con Antonella Calcaterra e Paolo Siniscalchi difende Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani, passa al contrattacco. «I nostri colleghi americani», dice Fisicaro a Libero, «hanno già chiesto un risarcimento monumentale, non meno di 250 milioni di dollari al Fatto Quotidiano e Report. Negli Stati Uniti va tenuto conto del danno d’immagine provocato al gruppo “Cipriani Usa”, che comprende il fatturato, i contraccolpi che una notizia falsa così grave può aver causato tra i clienti, e altri parametri legati all’azienda. In Italia, invece, della richiesta danni ci occupiamo noi, a nome di Nicole Minetti, Giuseppe Cipriani e del figlio, sbattuto in prima pagina e dato in pasto all’opinione pubblica in mezzo a un mare di falsità».

Nei prossimi giorni verrà inoltrata la richiesta di risarcimento anche a Bianca Berlinguer. Il procuratore generale di Milano ha appena smentito le notizie, diffuse originariamente dal Fatto Quotidiano, su presunti festini a base di droga e sesso a cui avrebbe preso parte Minetti negli ultimi anni, le irregolarità nel processo d’adozione del bimbo che in realtà non ci sono state, e il procuratore ha pure sentenziato che non ci sono state «segnalazioni o pendenze giudiziarie, né coinvolgimenti in indagini di alcuna natura in Uruguay né in Spagna».

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Diffamazione e oltre, in termini giuridici. In ambito giornalistico una bufala colossale. Titoloni in prima pagina, trasmissioni che hanno dato per buona senza battere ciglio l’inchiesta del Fatto interrotte dall’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a sua volta tirato in mezzo a una vicenda in cui il fango è stato lanciato a potenza massima dal ventilatore. Però adesso il fango rischia di tornare in faccia a chi ha schiacciato il pulsante. E che fine hanno fatto gli opinionisti-tuttologi per i quali pure stavolta il governo doveva riferire in parlamento? Oggi manca poco che dicano: “Minetti chi?”. Forse lo faranno. Dicevamo della richiesta danni in Italia.

«È stato avviato il procedimento di mediazione», spiega Fisicaro, «si terrà conto del danno che hanno provocato a questo povero bambino». La vittima di cui nessuno parla. Qualcuno non si è fermato nemmeno di fronte a un minore malato. C’è stato addirittura chi ha riportato nome e cognome. «Non si tratta soltanto di un danno economico: il bimbo leggerà tutto quello che hanno scritto su di lui e sulla madre. Hanno scritto che è un trovatello... Psicologicamente è una situazione devastante. Si sono scagliati contro un minore senza la minima accortezza».

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L’avesse fatto un giornale “delle destre”... Ma com’è stato possibile montare un caso simile? L’avvocato è deciso, il tono è duro, ma calibra le parole: «Per quanto è stata assurda la cosa mi viene da pensare che l’obiettivo fosse un altro, non so quale. Avevano le carte», e lo sottolinea più volte, «potevano leggerle, ricontrollarle, era tutto scritto. Eppure sulla base del nulla hanno scatenato l’inferno». Possibile che si sia trattato di un errore, pur macroscopico, in buona fede? «Non credo», taglia corto. Poi prosegue: «Era talmente rischioso agire in questo modo che non può trattarsi di un abbaglio. Non c’era nulla di complicato o da interpretare. E non c’era nemmeno uno di tutti gli elementi tirati in ballo, come quello della massaggiatrice uruguaiana», Graciela.

Hanno scritto che ha lavorato per vent’anni nel ranch “Gin Tonic”, di proprietà di Cipriani, in Uruguay, e che secondo lei Minetti non ha cambiato vita. L’avvocato quasi ci ride su: «Ma quali vent’anni! Prima di tutto ha lavorato lì per 8 mesi, l’abbiamo dimostrato presentando il contratto di lavoro. Su questo argomento pare che l’abbia sentita l’Interpol...». Possibile che il Fatto ne sapesse più dell’Interpol e dei carabinieri? «Non lo so», il tono torna serio, «posso dire con certezza che i carabinieri hanno ascoltato tutte le persone che erano state lì. E tutte hanno smentito le ricostruzioni di stampa».

E Nordio? «Nella telefonata in diretta alla trasmissione della Berlinguer il ministro della Giustizia ha spiegato tutto. È stato sì in Uruguay, alla cerimonia d’insediamento del presidente Yamandú Orsi, ma l’anno prima rispetto al periodo indicato dagli accusatori».

Capitolo adozione. «Sei giornalisti avevano in mano la decisione del tribunale, e non ne dubito visto che hanno pubblicato gli stralci, hanno anche letto che il bimbo è stato abbandonato fin dalla nascita. Ma aspetti», aggiunge Fisicaro prima di congedarsi. «L’avvocato che tutelava il bimbo non era, come hanno scritto erroneamente, lo stesso, o meglio la stessa che difendeva la famiglia naturale del bimbo. Lo si evince chiaramente dalla sentenza di adozione. L’avvocatessa trovata carbonizzata era la tutrice del bambino nominata dal tribunale, la stessa che aveva rilasciato un parere positivo all’adozione...».