Quasi otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi di Genova, che il 14 agosto 2018 costò la vita a 43 persone, il giudice Paolo Lepri ha emesso oggi la prima sentenza del processo. Tra i 57 imputati, il principale è l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, condannato (non era presente in aula, essendo già detenuto per la tragedia del bus di Acqualonga). La sentenza riguarda anche altri vertici di Autostrade (Aspi), Spea, del Ministero delle Infrastrutture e di Anas.
Le motivazioni saranno depositate entro sei mesi. Secondo l’accusa, la Procura ha dimostrato un modus operandi consolidato: controlli fittizi o inesistenti sul viadotto, manutenzione praticamente assente e strutture gravemente ammalorate, nonostante i ricavi della concessionaria continuassero a crescere. La corrosione degli stralli, in particolare nella pila 9, ha portato al cedimento fatale. Le difese hanno invece insistito su un vizio di costruzione originario nello strallo della pila 9 (un “vuoto” che ha favorito la corrosione), difetto evidenziato anche dalle perizie tecniche disposte dal tribunale.
Per gli imputati si trattava di un problema occulto e non rilevabile, mentre per l’accusa controlli adeguati avrebbero dovuto individuarlo.In aula bunker erano presenti molti familiari delle vittime, tra cui Egle Possetti, portavoce del Comitato. Anche la sindaca di Genova Silvia Salis ha partecipato come parte civile, manifestando vicinanza ai parenti.Il processo, durato quattro anni dopo quattro di indagini, ha messo sotto accusa la gestione della sicurezza del ponte da parte della concessionaria.




