Ha mentito a Giulia che aspettava un figlio da lui. Ha mentito all’altra donna con un falso test di paternità, disconoscendo vilmente il piccolo Thiago mentre con Giulia preparava la festa per rivelarne il sesso. Li ha ammazzati con trentasette coltellate.
Peggio di Giuda: l’apostolo tradì Gesù per trenta monete, ma non lo uccise. Dante metteva i fraudolenti più in basso dei violenti: Impagnatiello è stato bugiardo e assassino. Per questo, quando nel giugno 2025 la sentenza d’appello confermò l’ergastolo escludendo la premeditazione, restammo sgomenti. C’erano il topicida versato nelle tisane, le ricerche su come bruciare un cadavere, i messaggi per depistare le indagini. Finalmente ieri la procuratrice Maria Pia Gualtieri ha parlato non solo di premeditazione, ma pure di perseveranza.
Pirandello ci ha spiegato che tutti sfoggiamo una maschera: nella messinscena della sua vita Impagnatiello ne ha mostrate tante, ma sotto non abbiamo mai visto un volto. Solo il vuoto di un’altra bugia. A Giulia e Thiago è stata restituita almeno la verità con quella parola che rende il duplice omicidio, se possibile, ancora più atroce: premeditazione.




