È stato il primo weekend che ha visto all’opera il decreto «per il contrasto alla criminalità minorile» approvato martedì dal governo, dopo le aggressioni e le devastazioni accadute a Milano e altrove. Le nuove norme introducono il reato di «violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche», puniscono chi promuove, anche online, i gruppi di teppisti, inaspriscono le pene per devastazione e saccheggio e fanno pagare ai genitori dei minori i danni fatti dai figli. Novità che hanno funzionato, anche sotto l’aspetto della prevenzione. Ci sono stati scontri: si contano nove arresti, 87 denunciati, oltre 4mila identificati e 371 persone portate in questura, 110 delle quali minorenni. Ma l’ordine pubblico ha retto e non si sono ripetuti i saccheggi di sette giorni prima. Il nuovo decreto è stato subito applicato nei confronti di Youssef Siher, il trentenne di origine marocchina, ex collaboratore del quotidiano Il Fatto, ritenuto l’amministratore delle pagine social del Movimento 17 ottobre. Fermato sabato, poco prima che partissero i cortei, è indagato proprio per violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, la nuova fattispecie introdotta dal decreto approvato martedì scorso. A quest’accusa si sono aggiunte quelle per terrorismo e per istigazione a delinquere aggravata e apologia di delitti, reati che il codice già prevedeva.
PREVENZIONE A LECCE
In provincia di Lecce, un ragazzo di 17 anni è stato denunciato alla procura per i minorenni, sempre in applicazione delle nuove norme. I carabinieri hanno scoperto che aveva rilanciato l’invito a un raduno non autorizzato nel centro di Lecce per la sera di sabato: un appello che richiamava le modalità dei disordini milanesi del 17 ottobre. Il raduno non c’è stato: la rete era monitorata dalle forze dell’ordine, che hanno agito prima che la piazza si riempisse. C’è soddisfazione, quindi, nel governo e nella maggioranza. Il leghista Nicola Molteni, sottosegretario all’Interno, commenta che «i nuovi strumenti messi a disposizione con i decreti sicurezza si sono rivelati utili e necessari». Carlo Nordio, parlando al Corriere della Sera, spiega che il decreto non reintroduce reati che già c’erano, come dicono dalle opposizioni: «Lo stesso presidente della Repubblica ha detto che sono fenomeni “inediti”. E se il reato non è perfettamente tipicizzato non lo puoi contestare. C’era il danneggiamento e la resistenza al pubblico ufficiale, ma messi insieme no. E la convocazione via social, cancellata all’ultimo per evitare la polizia e devastare impunemente, è di una gravità inaudita». Nonostante le decine di agenti feriti, promuove le nuove norme anche il Sindacato autonomo di Polizia, per il quale «le misure messe in atto dal governo sono risultate efficaci». Tanto che i suoi vertici chiedono di potenziarne gli effetti, usando «vernici specifiche, in modo che chi ha partecipato a manifestazioni violente possa essere successivamente identificato».
Davanti a questi risultati, l’argomento della sinistra è la negazione: siccome ci sono stati comunque disordini, l’ultimo provvedimento deve ritenersi uno sterile sfoggio di muscoli, al pari di quelli che l’hanno preceduto, dal “decreto rave” del 2022 in poi. Così, nell’ansia di contraddire l’esecutivo qualunque cosa faccia, l’opposizione finisce per contraddire se stessa. Il testo contro i rave illegali è giudicato inutile perché, come dice Nicola Fratoianni, «non è mai stato applicato». Accusa cui è facile rispondere, come fa il ministro della Giustizia, che dopo quel «tanto vituperato decreto» non ci sono stati rave illegali né danneggiamenti: dunque la norma funziona, perché riesce a prevenire. Le norme contro le violenze di piazza, invece, vengono contestate per il motivo opposto: sono inutili perché le violenze continuano.
IL CASO GABRIELLI
Un copione che ha recitato pure Franco Gabrielli, ex capo della Polizia e cofondatore di Più Uno, la sigla con cui Elly Schlein e Giuseppe Conte sperano di convincere gli elettori moderati (che mai sceglierebbero Pd e Cinque Stelle) a votare comunque per il campo largo. Gabrielli contesta «l’effettiva capacità delle nuove norme di prevenire le violenze» e rimarca che, «anche questa volta, né i fermi preventivi né l’inasprimento delle pene hanno scoraggiato i facinorosi». A parte l’assenza della controprova (quanti scontri in più si conterebbero senza i “decreti sicurezza”?), la risposta è facile pure in questo caso. È nell’esigenza di reprimere, l’altra faccia della giustizia accanto alla prevenzione. Omicidi e furti continuano, ma non per questo si pensa di cancellare le leggi che puniscono chi li compie. (Con le dovute eccezioni, s’intende: gli espropri proletari e le occupazioni di case difese da Ilaria Salis, alleata di Gabrielli nel campo largo, meritano sempre un discorso a parte).




