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OPINIONE

Elly Schlein impari da Berlinguer

di Alessandro Sallustimartedì 27 ottobre 2026
Elly Schlein impari da Berlinguer

2' di lettura

Non c’è niente da fare, è più forte di loro. Per la sinistra italiana stare dalla parte di chi odia e attenta allo Stato, di chi professa l’illegalità, è un riflesso condizionato che sfida le leggi del buon senso certamente ma anche della politica.

Mentre un sondaggio pubblicato ieri dalla Stampa dimostra come oltre l’ottanta per cento degli italiani chiede pene ancora più dure contro chi devasta le città, non pochi esponenti politici di sinistra non nascondono la loro vicinanza a Youssef Siher, colui che quelle devastazioni le ha volute e organizzate.

Qualcuno è arrivato a definirlo “prigioniero politico”, altri invocano la sua immediata scarcerazione adducendo scuse e pretesti vari. Governo, forze di polizia e magistratura possono fare molto, in termini di prevenzione e repressione, per arginare questi fenomeni para terroristici, ma senza l’aiuto della sinistra sarà una lotta dura di cui non si intravvede la fine. Intendo che fino a che queste frange che vanno dagli anarchici agli integralisti islamici continueranno a godere della comprensione e/o sostegno di parte della sinistra, fino a che il loro contrasto sarà osteggiato come “metodo fascista”, in altre parole fino a che anche un solo filo li terrà collegati a pezzi di società civile, è ovvio che questi movimenti sentiranno di avere ragione di esistere e operare.

È già successo con il terrorismo negli anni Settanta che venne sconfitto solo dopo che il Pci superò la formula ambigua con la quale per anni aveva definito i terroristi “compagni che sbagliano”.

Da quel momento, siamo nel 1976, il partito avviò una operazione di collaborazione e sostegno con la magistratura e le forze dell’ordine che portò all’isolamento mortale dell’eversione. Vien da chiedersi che cosa aspettino Schlein e compagni a copiare la ricetta Berlinguer.

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