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La sfida di Draghi ai tedeschi sul fondo salva-Stati

Lucia Esposito
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In un momento drammatico per la moneta unica e per l'Unione europea in generale, il pallino è in mano alla Banca centrale euroepa. E a Mario Draghi. La Bce, ha il potere di intervenire contro le divisioni in quanto, come ricorda il Sole 24 ore, è l'unico organismo europeo dotato di autonomi margini di manovra. Dopo tutto lo stesso Draghi, in un'intervista al quotdiano francese Le Monde aveva chiarito: "La Banca centrale europea non ha tabù, di fronte a un rischio generalizzato di deflazione interverremo". E mai come in questo momento con l'inflazione che cala e la recessione che avanza, si fa sempre più concreta la necessità di un intervento dell'organismo europeo. Lo stesso quotidiano di Confindustria invita il Governatore ad affrontare la fronda della Bundesbank e procedere all'acquisto massiccio di titoli di Stato uniti alla creazione di moneta. Insomma, Draghi deve far prevalere l'interesse generale su quello tedesco.  Accuse ingiuste La Banca centrale deve scongiurare il rischio della deflazione e riportare i tassi dei titoli pubblici spagnoli e italiani a livelli accettabili. Come scrive il direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano: "Le leggi vanno lette e interpretate nelle condizioni e nei momenti in cui si è chiamati a decidere. Nessuno potrà mai imputare a Mario Draghi e al Consiglio della Bce di essere intervenuti per scongiurare il rischio più grave e avere fatto in modo che, per una volta, i mercati ci perdano e non ci guadagnino. Anche la Bundesbank dovrà farsene una ragione. Guai se si volesse fare pesare a chi guida la Bce, in questi frangenti, la sua italianità. Il credito personale di Mario Draghi e le esigenze (ineludibili) del momento impongono la responsabilità di decidere e garantiscono che si eserciti tale responsabilità libera da ogni tipo di condizionamento".

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