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Vuole mangiarsi i suoi figli: rissa tra giustizialisti a sinistra

Il Fondatore di

Il Fondatore di "Repubblica" scrive al suo quotidiano per diffidare "Micromega" dal pubblicare suoi articoli. E Travaglio lo massacra sul "Fatto"

Andrea Tempestini
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È uno dei più spettacolari cortocircuiti del giornalismo e della politica, e come ogni diabolica manifestazione si infila meticolosamente nei dettagli. Nella fattispecie, all'interno della rubrica delle lettere di Repubblica. La prima delle missive pubblicate ieri recava una firma che non poteva passare inosservata: quella di Eugenio Scalfari, Fondatore del quotidiano diretto da Ezio Mauro. Ecco il testo, sottile e devastante: «Nell'ultimo fascicolo della rivista Micromega viene pubblicato un ampio dibattito sulla indagine della Procura di Palermo [...]. Nell'ambito di questo dibattito la direzione di quella rivista ha anche pubblicato un breve brano tratto da un mio scritto, che ha nulla a che vedere con quel dibattito e la cui pubblicazione non mi è stata richiesta né tanto meno da me autorizzata. Diffido pertanto la direzione di Micromega di utilizzare miei scritti senza avermene preventivamente chiesto il permesso che - lo dico fin d'ora - non sarà mai comunque concesso». Si può citare solo quando te lo dice «Io», insomma: cioè, mai. Siamo alla ripicca del Maestro", spiega Martino Cervo su Libero in edicola oggi. Che succede? Succede che le polemiche sulla trattativa tra Stato e mafia hanno scatenato una vera e propria rissa tra giustizialisti a sinistra. In estrema sintesi, Scalfari si scatena contro i suoi stessi figli. Il Fondatore di Repubblica scrive al suo quotidiano per diffidare "Micromega" (periodico di sinistra) dal pubblicare i suoi articoli: qualcosa che non avevamo mai visto prima. E Marco Travaglio, in parallelo, lo massacra sul "Fatto Quotidiano". Leggi il commento di Martino Cervo su Libero in edicola oggi, mercoledì 1 agosto

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