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Il Financial Times: non è Silvio

l'origine di tutti i mali italiani

31 Luglio 2009

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Il Financial Times: non è Silvio
Silvio Berlusconi non è la causa di tutti i mali dell’Italia. La notizia ha del clamoroso, vista la fonte: quel Financial Times che più volte ha duramente criticato il presidente del Consiglio, tratteggiando un Paese allo sbando sotto la sua guida, ma che recentemente, dopo il G8 di L’Aquila, aveva ammesso che il Cavaliere sa sempre come cavarsela.
Il quotidiano della City londinese pubblica un commento di Geoff Andrews, “Italy’s problems do not end with Berlusconi” (I problemi dell’Italia non finiscono con Berlusconi), che prova a fare il punto della situazione sulla penisola: non è solo colpa del premier se la democrazia è a rischio, ma di tutto un sistema che ammette la corruzione nella vita comune, compresa quella sportiva. Tra le altre cose, Andrews è anche l’autor del libro “Non una nazione normale: l’Italia dopo Berlusconi”.
Da Tangentopoli alla Puglia - L’analisi parte dai giorni di Tangentopoli che portarono al collasso della vecchia classe dirigente democristiana, lasciando libera la via all’ingresso di Berlusconi in politica con la vittoria alle elezioni del 1994 che sdoganò anche la destra post fascista. Da allora la sinistra è entrata in un baratro di confusione, smarrendo la propria identità: solo un uomo, per il Financial Times, ha saputo battere il Cavaliere, Romano Prodi. Mentre l’ultima esperienza di Walter Veltroni, con la nascita del Partito democratico, non ha partorito i risultati sperati. Parole che pesano come macigni alla luce di quanto sta accadendo in Puglia.
Non esiste alternativa - Berlusconi comanda perché non esiste un’alternativa forte, sentenzia Andrews. Al punto che riscuotono successi personaggi come Antonio Di Pietro, “che recentemente ha fatto pubblicare sulla stampa estera un avviso per chiedere agli stranieri che la democrazia italiana venga salvata”, e come il comico Beppe Grillo: entrambi sintomi di un’alternativa di governo che non esiste.

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Commenti all'articolo

  • superghirotto

    04 Agosto 2009 - 16:04

    Romano Prodi, il mortadella, sarebbe colui, che è riuscito a sconfiggere Berlusconi. E come? Con i brogli elettorali! Così però siamo capaci tutti. Infatti non è durato molto e lo si è visto. Prodi è una persona senza personalità in balia di chi lo cerca offrendogli compensi da capogiro, per consentire ai politici di sinistra e della veccia DC di mantenere il potere e i soliti privilegi. Per fortuna però gli Italiani sono maturati parecchio in quanto alla politica. Come dimostra il successo di questo giornale. Ambre

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  • Indietrotutta

    04 Agosto 2009 - 12:12

    Berlusconi non è la causa dei mali dell'Italia ma è la sintesi ed il prodotto di tali mali. Lui è la rappresentazione vivente del degrado culturale, etico e istituzionale in cui il Paese si trova. Il suo successo non dipende dai risultati della sua politica (in questi 15 anni governati più della metà da lui il Paese è peggiorato tanto da far rimpiangere la c.d. prima repubblica) quanto dal fatto che lui rappresenta ciò che la grande maggioranza degli italiani vorrebbe essere: ricca e potente, o è: bugiarda, ipocrita, furba, sprezzante delle leggi e delle regole.

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  • andy_mer

    03 Agosto 2009 - 09:09

    Concordo con Adaniel l'analisi è semplicistica e chiaramente troppo "mirata". Se poi il campione dell'alternativa è Romano Prodi non ci dovrebbero essere dubbi sulla natura del mittente. Che poi gli italiani non sappiano scegliersi i propri governanti d'altra parte è cosa nota ma è anche vero non dev'essere solo un prerogativa degli italiani se un tal Platone scriveva oltre 2000 anni fa che "ogni popolo si merita i tiranni che si merita". E dunque per un popolo che pare democraticamente interessato più alle vicende del grande fratello, delle veline e di puttanopoli che al proprio bilancio ed al proprio futuro tutto va bene, tutto fa brodo. E' questa dunque la conclusione? Ai posteri l'ardua sentenza...

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