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Galan contro Chavez a Venezia:

Quanti apostoli del comunismo

7 Settembre 2009

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Galan contro Chavez a Venezia:

Il red carpet della laguna è blindato: è arrivato il presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha accolto l'invito di Oliver Stone ad assistere alla proiezione ufficiale alla Mostra del Cinema di Venezia del film-doc 'South of border', basato proprio sull'incontro tra il regista e il presidente. Un altro “apostolo del comunismo” sbarca dunque a Venezia. Lo sottolinea il governatore del Veneto Giancarlo Galan, che accusa la Mostra di dare troppo spazio a «implacabili invettive» e ad “apostoli di ideologie o presunti miti, tutti rigorosamente ascrivibili al comunismo”, segnando in questo modo un indiscutibile “ritorno al rosso. E ciò proprio sotto il governo Berlusconi, accusato di essere un regime scandalosamente liberticida”. Secondo il presidente della Regione, tutto questo è il segno di una “doppia schizofrenia culturale e politica”.

Poi, smorzando i toni, si prodiga in elogi di questa “liberissima edizione della Mostra cinematografica di Venezia in difesa della quale”, dice, “mi sono battuto e mi batto. E lo faccio perché è anche così che Venezia (e l'Italia) dimostra il suo voler essere culturalmente e politicamente libera, ma mi sfugge il senso del perché un regime scandalosamente liberticida offra protezione e concreti sostegni ai suoi più insidiosi nemici”.

Standing ovation per Chavez - Passerella trionfale, applausi scroscianti e standing ovation: per Hugo Chavez il passaggio alla Mostra del cinema di Venezia è stato un autentico trionfo: “Sono molto felice di essere a Venezia con Oliver Stone che è un grande lavoratore, , un grande raccontatore di storie vere. Ho l'Italia nel cuore. Viva l'Italia”. Inizia così il Chavez-show sul red carpet: arrivato al Lido un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, il presidente venezuelano si è intrattenuto con i cronisti, ha scherzato con i fotografi, 'rubando’ una macchina e scattando lui stesso una foto, ha firmato autografi per oltre un quarto d'ora ad un pubblico fatto di curiosi e di militanti della sinistra italiana, ha salutato il ‘suo’ pubblico sotto lo striscione 'Bienvenido presidente', tra bandiere rosse. Accompagnato da Stone, è poi entrato nel Palazzo del Cinema e si è fermato nuovamente a parlare con i cronisti e ha ribadito il suo amore per il Belpaese. Sentimento del tutto opposto rispetto a quello provato per Israele, che Chavez dice di non amare molto, a causa del suo modo di fare politica. “Amo però il popolo israeliano”, ha poi precisato.

L’elogio di Stone - “Quest’uomo è un fenomeno. Un fenomeno più grande degli attacchi che gli dedicano i media americani. Certo in Venezuela ci sono ancora molti problemi ma ci sono stati anche tanti miglioramenti. Questo film è stata un’esperienza liberatoria". Così Oliver Stone parla di Chavez e del suo South of the border’: “Si tratta di un “film on the road - racconta il regista - nato dall’intervista a Chavez del gennaio scorso, che abbiamo sentito l’esigenza di allargare agli altri sei capi di Stato del Sud America (il boliviano Evo Morales, il brasiliano Lula da Silva, l’argentina Cristina Kirchner e il suo consorte ed ex presidente Nestor Kirchner, il paraguayano Fernando Lugo, l’ecuadoregno Rafael Correa e il cubano Raul Castro), ripercorrendo il sogno di Simon Bolivar di un continente unito. Che è un’aspirazione legittima generale e non di sinistra. Tutti questi Paesi sono in un momento di lotta: è sorta l’idea, il desiderio di stare tutti insieme e parlare con un’unica voce, perché contro di loro c’è il gigante americano e grandi multinazionali”.

Ahmadinejad nell’obiettivo di Stone – Gli ambiziosi progetti cinematografici di Stone non sono terminati. Il regista da oltre due anni sta infatti lavorando su un altro personaggio chiave dello scenario internazionale, il leader iraniano Ahmadinejad, incontrato da Chavez proprio sabato scorso. "I colloqui sono iniziati due anni e mezzo fa”, racconta Stone, “ma è un’altalena di sì e di no. Prima ci avevano detto che non era possibile intervistare Ahmadinejad, poi ci hanno detto sì ma io ero impegnato nelle riprese di di 'W'. Ci sono state una serie di incomprensioni ma noi restiamo interessati al progetto». Ma ai giornalisti italiani che gli chiedono se abbia mai accarezzato l'idea di girare un film sul nostro Paese e sul premier Silvio Berlusconi, risponde: “No, non ne so abbastanza. Ci sono grandi registi in Italia, come Moretti o Sorrentino. È bene che lo facciano loro un film così. Anzi, Moretti a quanto ne so già lo ha fatto”.

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Commenti all'articolo

  • mrjeckyll

    10 Settembre 2009 - 17:05

    Sempre più forte Gasparotto !!! Quei sinistroidi, ah! più che montoni sembrano rane dalla bocca grande: gra-gra gra-gra. Stupidi ignoranti, vorrebbero spiegare a me (e a te!?) la Storia ? La politica sta a alla storia più o meno come la matematica sta alla fisica. Questi sinistri usano il pallottoliere per calcolare il tempo di ebollizione di una pentola per spaghetti, così potranno insegnarci la rivoluzionaria teoria dell'acqua calda. Però lo vedi, maestro Gasparotto, che la raginevolezza e la democrazia hanno i loro limiti? "Contro l'inattaccabile stupidità della massa, solo l'azione di un gruppo ristretto e compatto può avere una qualche speranza di successo" - Lo Zio

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  • gasparotto

    10 Settembre 2009 - 09:09

    Barbaro sarà lei Lozza ed anche montone di montagna con la testa dura come un ferro battuto. Le ripeto, lei continua a fare confusione tra destra storica e fascismo , nato da una costola del comunismo e del socialismo. Dimentica o per ignoranza o per non saperlo, che Mussolini fu prima comunista e poi socialista, tanto che uno tra i suoi migliori amici fu Nenni e Bombacci, fondatore del PCI, poi gerarca fascista. Nulla ebbe a che vedere con la destra storica di Giovanni Amedola, con Gobetti , con Einuaudi etc. etc. Io scrivo logorroiche filippiche per cercare di spiegare gli eventi come effettivamente stanno e non come li mistificate voi con telegrammi saccenti, senza essere sfiorati da alcun dubbio. Quella saccenza a me nota in quanto vi conosco pelo. I respingimenti sono necessari per far capire che noi siamo pieni, saturi. Io penso al fatto che una volta in Italia , certa gente ha bisogno, di una casa , di un lavoro, di essere curata e quant'altro. Invece vedo che vivono di stenti ed alloggiano nelle baracche o si arrangiano a vendere cianfrusaglie. Questo è quello che lei gli offre? O pensa che noi in Italia possiamo tutto e viviamo nell'opulenza, mentre siamo una nazione di poveri cristi anche noi? Quando i nostri padri o nonni emigravano in Venezuela, dovevano chiedere permesso e andavano a fare lavori utili, strade,palazzi, alberghi, gallerie, ferrovie.....non andavano mica a cogliere i pachini o vendere cianfrusaglie. E se uno andava senza giacca a piazza Bolivar , veniva arrestato.Se preso in stato di ubriachezza e senza lavoro subito rimpatriato. Ed era il 1955. Si guardi intorno , e chieda come sono le nostre città in mano a certa gente. Le nostre città che stanno africanizzandosi per gente che la pensa come lei. Appunto come i montoni di montagna, addottorati a mollichelle rosse sin dalla nascita e se uno vi contraddice , viene etichettato come fascista, razzista e cazzi vari. Un frasario artefatto che attacca solo presso i montoni di montagna, come lei, con tanto di campanaccio.

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  • lorenzun

    09 Settembre 2009 - 11:11

    Ma che c'emporta e che ce frega de Chavez, noi chavemo e basta mentre Fini si è reso conto, evidentemente, che già troppi proseliti dicono cose di destra ed riconosce la bontà quale fondamento di una vera politica diretta ai suoi naturali fruitori, non fa giochi di potere come avvezzo il berlusca e relativa badante Bossi da Gemonio.

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