Cerca

Messina, un intero quartiere

su un terreno ad alto rischio

6 Ottobre 2009

10
Messina, un intero quartiere

Dall’inviato a Messina Albina Perri - Tutti giù per terra. È successo a Scaletta e a Giampilieri superiore ieri, succederà a Messina domani. Lo dice un documento della Regione Sicilia, il Pai, che classifica il cuore della città, quella sopra e sotto il Monte Piselli, come zona R4 a priorità 1, cioè quella in cui “sono possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione delle attività socio-economiche. Il rischio più elevato in una scala di quattro”.

Come nei due comuni colpiti in questi giorni, anche stavolta ci sono chili di documenti di cittadini che chiedono di mettere in sicurezza la zona, centinaia di firme per le petizioni, rimpalli tra un ufficio e l’altro. Almeno dal 2004. Un giorno di quell’anno, infatti, sono arrivati qui i tecnici comunali e hanno messo i sigilli davanti a una piccola scala di pietra che collegava le vie Noviziato Casazza e Viale Italia. Da cinque anni la scala sta così. Chiusa. Tutt’intorno sono crepe, e palazzi che se ne scivolano verso il mare. Gli abitanti hanno fatto un esposto in Procura, grazie all’allora vice presidente della settima circoscrizione cittadina, Michele Aines, e hanno chiamato il geologo Carmelo Gioè, del dipartimento Cimiteri (facendo gli scongiuri del caso), che ha stilato la relazione alla Regione. Dice lo studioso che “di tale dissesto si ha notizia dal 1994”, cioè almeno dieci anni prima che i cittadini se ne rendessero conto, e sono state notate “nuove fratture alla base del muro di contenimento, in prossimità della galleria dell’acquedotto”.

Sotto i palazzi scorreva un ruscello. E ci scorre ancora. Di fianco alla scala e alle crepe, nel frattempo, hanno pure costruito case nuove. L’azienda meridionale acque Messina ha risposto solo per dire che declina ogni responsabilità. Il monte Piselli è tutto schizzato di case, baracche, canaloni e casermoni. Un mega complesso bianco s’arrocca su un’area che una notte non era edificabile, e il mattino dopo invece sì. Poi han fatto sloggiare i trasmettitori Rai e ne hanno costruito un altro gemello. Sopra, sulle strade tutte a curve, di notte ci fanno correre i cavalli coi carretti. Gare clandestine.

Per la messa in sicurezza della zona vicino alla famosa scala erano stati stanziati centomila euro. Mai arrivati. Si è solo costruito un muro, anche quello dalla sera alla mattina, alla base dei gradini. Scrive un cittadino ai vigili urbani: “Nell’uscire di casa, mi accorgevo in questa via di enormi mura di cemento alte circa due metri e spesse circa trenta centimetri che ne sbarravano il passaggio. Convinto in un primo momento di essere vittima di allucinazioni, mi sono poi reso conto che tale opera era reale e concreta. Magari domani potrei svegliarmi accorgendomi di essere stato murato vivo in casa”.

Il sindaco di quel che resta di Scaletta Zanclea, Mario Briguglio, dice ora che l’abusivismo non c’è. E in un certo senso ha pure ragione: questi edifici hanno avuto i permessi. “I palazzi della zona di viale Italia a Messina sono stati costruiti con materiali di risulta del terremoto del 1908”, dice Michele Aines. “Altro che cemento armato. Qui basta una piccola scossa e viene giù tutto”. A Faro Superiore, frazione della città, ogni tanto sprofonda una strada. 

Il piano regolatore del 2006 di Messina prevede che lungo la penisola che si allunga nel mare ospitando il porto, vengano costruiti alberghi, zone residenziali, centri commerciali, un eliporto, un approdo turistico, un parco pubblico attrezzato. La marina militare, che al momento sta sulla falce, non si sa che fine farà. La ferrovia pure. I treni in nave non saliranno più. I traghetti statali sono quasi tutti dismessi. Lo Stato è sparito.

Intanto la Regione annaspa. La Corte dei conti ha denunciato “un grave deterioramento della finanza pubblica, con una crescita della spesa corrente, tra il 2007 e il 2008, del 19,2%”. Mancano 2,5 miliardi di euro. Ma i soldi per due nuovi enti ci sono: hanno appena creato un’agenzia per i forestali e una società per la promozione commerciale dei prodotti siciliani.  Sotto la frana intanto restano gli avanzi di corpi che non si troveranno mai. Gente che chiedeva due lire per mettere in sicurezza le montagne. E amen, non le avrà mai.

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • gbbonzanini

    05 Gennaio 2010 - 21:09

    per l'aquila o.k - per la sicilia, caro silvio, se vuoi fare lo sborrone, fallo coi tuoi soldi, non con i miei. Paghino politici, funzionari, tecnici e forestali. approposito, i forestali, oltre che appiccare incendi, cosa ci stanno a fare a messina?

    Report

    Rispondi

  • blues188

    07 Ottobre 2009 - 11:11

    La faccia tosta di Lombardo non ha nessun limite! Usando il dramma (cercato e voluto e facilitato da tutti i siciliani in quanto, senza alcuna coercizione, votano quegli amministratori che si ritrovano, voluto e cercato per incuria, incapacità, sonnolenza burocratica, accondiscenza mafiosa, mentalità retrograda, eccetera), affermando che le sue sole forze non bastavano quando aveva appena ricevuto 4.5 miliardi (dico miliardi di euro!!!!) dal Governo. Piangendo come sempre fanno tanti (troppi) meridionali ha ottenuto che Berlusconi aprisse la borsa per dare un altro bel miliardo di euro. E per far cosa? Stupirebbe anche gli abitanti del Burkina Faso: per ricostruire le case ABUSIVE, create su terreni ABUSIVI creati con incendi dei boschi di quella zona, con licenze ABUSIVE, lasciate costruire senza controlli da chi doveva effettuarli. Con un miliardo quante case si fanno? Ma la cosa che più sconcerta è che non si è finora parlato (e mai succederà, lo so già) dei colpevoli che per omissione non hanno fatto controlli. A quando una bella secessione consensuale dal Sud?

    Report

    Rispondi

  • robesfier54

    05 Ottobre 2009 - 23:11

    Meno male che Silvio c'è... Anche a Messina è piombato sul disastro per promettere case a tutti. Ci vogliono ordine e severità. Ci sono dei criminali in Comune, Provincia e Regione che hanno sulla coscienza queste morti. Una parte della stessa popolazione non è esente da quello che è successo.Qui non c'è alibi, non è come in un terremoto... La Procura indaghi a fondo e non guardi in faccia a nessuno. Una cosa mi ha indignato: le demolizioni non sarebberoi state fatte perchè non vi sono imprese disposte a eseguire questi "sporchi" lavori. Allora, caro premier, fai una legge che tolga ogni alibi: le demolizioni vanno chieste all'esercito (presumn il genio militare). Il quale esercito deve esefuirle entro 30 giorni dalla richiesta. Va ovviamente organizzata una task force e finanziata alla stregua delle missioni in Iraq e simili. Se si dovessero demolire le opera abusive in Sicilia occorrerebbero almeno 10 mila soldati a tempo pieno per trenta anni !Comunque proviamoci...

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

media