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Redditometro: ecco cosa fare se arriva l'accertamento

La verifica parte se il software del Fisco evidenzia uno scarto tra reddito e spese superiore al 20%. Per difendersi: conservarsi i documenti di aquisto, tracciare i pagamenti e chiudere il contenzioso nei primi due confronti con l'Agenzia delle Entrate

Nicoletta Orlandi Posti
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Lo strumento, seppur in maniera soft e con meno informazioni, è usato da un pezzo. Ma il redditometro, finora, ha dato risultati scarsi. A certificarne il flop, recentemente, è stata la Corte dei conti. Secondo i magistrati contabili l'«accertamento sintetico» dei redditi non funziona più di tanto. Nel 2010, l'amministrazione finanziaria ha portato a casa un bottino da 148 milioni di euro che è calato a 116 milioni nel 2011 e  crollato a 30 milioni quest'anno. Risultati deludenti rispetto alle previsioni che stimavano incassi   a quota   814 milioni per il solo 2012.     La black list - Sta di fatto che  è ora partito ufficialmente il redditometro 2.0. Quello che mette a disposizione del fisco una valanga di dati in più:  il Grande fratello potrà allungare gli occhi su tutti i dati bancari  dei contribuenti italiani. Da ieri ha cominciato a prendere  forma la black list, mentre le prime verifiche scatteranno a ottobre. C'è da dire che l'agenzia delle Entrate ha in qualche modo ridimensionato il nuovo attrezzo. Rispetto alle indicazioni iniziali, infatti, gli sceriffi delle tasse dovrebbero  scandagliareun bacino meno vasto. Ragion per cui, nella lista nera dei presunti furbetti  dovrebbero finire solo i «pesci grossi», quelli che evadono «per professione». Ma il condizionale è d'obbligo quando si tratta di fisco: un avviso da parte dell'amministrazione finanziaria potrebbe arrivare anche a qualche contribuente mal capitato. E allora ecco, qui di seguito, un vademecum per difendersi, sotto forma di domande e risposte. Alla porta bussa il postino: c'è una raccomandata con un accertamento. Firmato: agenzia  Entrate. Scatta il panico in casa: cosa fare? Se arriva l'accertamento. I contribuenti che entreranno nel mirino dello strumento di accertamento saranno chiamati a giustificarsi anche prima dell'emanazione dell'atto di accertamento nel corso dei vari incontri obbligatori con il fisco. In caso di incongruenze, infatti, tra i dati in possesso dell'amministrazione finanziaria e il reddito dichiarato, il diretto interessato sarà invitato presso l'ufficio dell'agenzia delle Entrate per fornire ulteriori dati e notizie utili sulla sua situazione reddituale. Nel caso poi in cui il fisco le ritenesse insufficienti, il contribuente sarà nuovamente chiamato in contraddittorio per l'accertamento con adesione. Cosa conservare per dimostrare di essere in regola col pagamento delle tasse e che non esistono redditi nascosti al fisco? La prevenzione è utile: bisogna imparare a usare le pezze d'appoggio e le ricevute delle spese e delle uscite vanno archiviate con precisione. Pertanto, in via preventiva, è opportuno che sia le spese di acquisto di un bene o servizio sia quelle per il suo mantenimento siano sempre documentate in modo che e si possa evincere, con certezza, chi è il soggetto che procede all'acquisto o che sostiene le spese (spese condominiali, spese di rifornimento carburante, bollo auto, premi di assicurazione per responsabilità civile, iscrizione a circoli esclusivi). In questa prospettiva, come accennato nel tweet, tornano utili i mezzi elettronici di pagamento (carte di credito, bancomat) perché i pagamenti in tal modo eseguiti sono riconducibili al titolare del conto corrente, potendo così dimostrare chi, in concreto, sostiene le spese del bene o servizio. Come comportarsi quando ci si trova davanti al funzionario dell'agenzia delle Entrate? Il faccia a faccia col fisco è decisivo. Una volta chiamato in contraddittorio, comunque, il contribuente potrà  eventualmente contestare il ricorso alla ricostruzione sintetica perché, a esempio, alcuni beni considerati dall'ufficio sono di fatto nella disponibilità di terzi, i quali, in tutto o in parte, ne sostengono le relative spese o perché alcuni beni o servizi, in realtà, sono destinati all'attività d'impresa. Se, invece, l'accertamento sintetico appare utilizzabile, il contribuente potrà dimostrare che il finanziamento della spesa o la capacità contributiva desunta dal redditometro derivano da risparmi di annualità precedenti, redditi esenti (rendite per invalidità permanente o per morte, borse di studio, pensioni di guerra), redditi assoggetti a tassazione alla fonte mediante ritenuta (interessi su conti correnti bancari e postali), o da altri accadimenti, quali donazioni dirette e indirette, estranei alla determinazione del reddito imponibile. Il contribuente potrà dimostrare che le spese sono state sostenute in conseguenza di smobilizzi patrimoniali o che in realtà sono state sostenute da terzi. Per farlo, però, dovrà presentare  una copia degli assegni circolari emessi in favore dei venditori e gli estratti conto intestati a coloro che hanno sostenuto la spesa. Bisogna stare attenti anche ai risparmi e alle donazioni? Sì, perché per gli incrementi patrimoniali, non vi sarà più, dal 2009 in poi, la presunzione di formazione del reddito per quote costanti. Pertanto sarà necessario giustificare che il bene è stato acquistato grazie a denaro elargito da altri soggetti (familiari, istituti di credito) o con risparmi che sono stati accumulati nel corso degli anni.  Ci sono accorgimenti particolari per giustificare i risparmi? Può essere opportuno accantonare annualmente (o con cadenza minore) somme per l'acquisto futuro per esempio di un immobile. Operazione da eseguire  in modo da poter sempre dimostrare la causalità tra risparmio e acquisto effettuato. Se l'immobile fosse acquistato grazie a denaro proveniente da terzi (per esempio familiari),va  evidenziato in via cautelativa nell'atto di acquisto. di Francesco De Dominicis [email protected]

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