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Matteo Salvini, attacco inaudito dai magistrati progressisti: "Lega razzista e M5s populista"

Giulio Bucchi
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I magistrati fanno politica? Alcuni sì, a giudicare dal comunicato di Area, la corrente delle toghe progressiste, violentissimo contro Matteo Salvini, Lega e M5s. "Dalla crisi della democrazia rappresentativa si è generato nel nostro paese l'esperienza del governo giallo verde -spiega il segretario Cristina Ornano nella sua relazione in apertura del Congresso nazionale -. Da tempo anche nel nostro Paese è, infatti, in atto una campagna di delegittimazione dei corpi intermedi, partiti tradizionali, sindacati, gruppi associati, additati alla opinione pubblica come centri di potere dediti alla cura di interessi particolari contro l'interesse generale. Questi argomenti sono stati utilizzati e sfruttati da entrambi i partiti oggi al governo".  Leggi anche: Le tre donne giudice pro-migranti e anti-Salvini: nomi, carriere e imprese Secondo la Ornano, "la Lega, partito di matrice leaderistica, declina la sua offerta politica in chiave nazionalista, sovranista, populista, razzista e xenofoba, con un ricorso ai media ed ai social in modo diverso, sebbene altrettanto efficace, di quanto faccia il suo alleato - ragiona Ornano - Il M5s, infatti, non esente anch'esso da spinte leaderistiche, trova la sua legittimazione nella base della piattaforma Rousseau e su un consenso tutto giocato sul terreno di una politica populista che si alimenta, al pari di quanto fa quella del suo alleato, della contrapposizione a presunti centri di potere ed alla casta, asseritamente a vantaggio della variegata categoria degli esclusi, degli scontenti, dei delusi, alimentata dal richiamo anche qui dei temi della sicurezza e della frontiera". Tutto molto interessante, anche se sfugge il nesso tra questa analisi sociologico-politica e il tema che dovrebbe interessare principalmente il sindacato delle toghe, la giustizia. La conseguenza di questo quadro è che il Parlamento, continua la segretaria di Area, sembra essere "sempre meno quel luogo, disegnato dalla Costituzione repubblicana, di confronto e di sintesi tra le diverse opzioni politico-culturali, per assumere sempre più spesso un ruolo notarile di ratifica di decisioni già prese dal Governo o, peggio, in taluni casi, altrove" dove "opposizione e minoranze sono totalmente esautorate dalle maggioranze, le quali non si confrontano con le minoranze alla ricerca di una sintesi, come si conviene in una democrazia, ma perseguono e danno attuazione al programma del Governo". Ecco perché, forse, qualcuno nella magistratura si sta convincendo che l'unica opposizione possibile sia con una toga indosso.

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