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La foto non macchia solo l'onore dei carabinieri. Renato Farina: disastro a processo, ecco i dettagli

Maria Pezzi
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 La fotografia mostra Edgar Finnegan Lee, 19 anni, capo chino, occhi bendati da una sciarpa, mani legate dietro la schiena, i calzoncini corti in una caserma dei carabinieri. Sulla parete il ritratto del generale eroe Carlo Alberto Dalla Chiesa. Mai i carabinieri della sua squadra, che aveva a che fare con terroristi spietati, hanno toccato con un dito i brigatisti. A venti centimetri da Dalla Chiesa, sullo stesso muro, il quadro da cui sorridono ignari Falcone e Borsellino, che sempre hanno rispettato nei loro interrogatori la peggiore canaglia mafiosa. Il paragone stride. Siamo in una caserma dei carabinieri che deve essere il luogo sacro del diritto. Il quale contempla duri interrogatori. Un brutto mestiere. Ma il vilipendio della persona, che ha già perso la libertà, non può essere un espediente accettabile di questo mestiere. Ci rendiamo conto. Difficile contenere la rabbia dopo che ti hanno ammazzato un carissimo collega. Le vene pulsano, ribollono sentimenti, nella mente scorrono immagini terribili. Ma non esiste che un essere umano, un ragazzino, di qualsivoglia spaventoso delitto sia sospettato, riceva un trattamento da cane accalappiato, e sia poi esposto come un trofeo di caccia nel circuito social delle forze dell' ordine. Manca solo che si infili la testa del (presunto ) criminale un una picca! Un minuto dopo l' accaduto, il comando generale dell' Arma, giustamente indignato, decide di diffondere una nota in cui «prende fermamente le distanze dallo scatto e dalla divulgazione di foto di persone ristrette per l' omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega». Colpisce questo: non ci risulta contesti il trattamento in sé, ma la diffusione delle immagini. Non siamo del ramo. Ma è prassi far così? Per fortuna il generale Roberto Riccardi, portavoce del Comando generale, ha corretto il tiro, definendo l' immagine «due volte intollerabile: intollerabile in sé e intollerabile che sia stata scattata e divulgata». Intollerabile in sé. Colpisce l' apparente normalità che circonda il turista californiano sotto indagine, come se ormai dalla concitazione dell' arresto si sia passati a una strana calma: nessuno gli mette le mani addosso, e va detto, ma la condizione di prostrazione del prigioniero è tale che lo schiaffo più cattivo è fotografarlo e amplificarne lo scempio sui social. Il giovane americano è come una pianta divelta. Un annegato in un canale. Salto mortale - Precisiamo. L' autore materiale dell' accoltellamento non è Edgar, bensì l' amico Gabriel Christian Natale Hjorth. In quel momento gli interrogatori non erano iniziati, non era chiaro nulla, salvo il ritrovamento di un coltello insanguinato nella camera dell' hotel e i vestiti coi segni del delitto in bagno. L' entità del sospetto grave o marginale non determina una scala di vessazioni. Di certo calpestare la dignità. persino di un infame assassino non aiuta la giustizia. Non è un salotto dove si servono pasticcini, la caserma. Ovvio. Ma da qui a bendare, umiliare, fotografare cittadini in mano dello Stato quasi siano ostaggi di una forza paramilitare, c' è un bel salto. E qui si tratta di un salto mortale. Per la logica inesorabile della comunicazione di massa, l' istantanea che fissa i metodi delle forze di polizia italiane contro i presunti malfattori, ha fatto il giro del mondo, ed è diventata virale negli Stati Uniti. Noi italiani non siamo quelli del bravo carabiniere ucciso da ragazzi californiani a caccia di droga e di sangue, ma il Paese di coloro che barbaricamente estorcono confessioni, come al tempo dell' Inquisizione. Le conseguenze - anche se ora è quanto ci preoccupa di meno - si rifletteranno anche sull' immagine e dunque sul fatturato del Made in Italy. La gravità dell' accaduto è stata colta dal comando provinciale di Roma. Annuncia: «Si stanno svolgendo con la massima tempestività accertamenti con l' obiettivo di individuare i responsabili». È bene succeda. La legge è la legge. E certo guai a speculare, a girare i cannoni contro l' Arma, la cui presenza in Italia è garanzia di pace sociale e fiducia nelle istituzioni. Questo episodio non ci fa abbassare di un grado Fahrenheit il calore dell' affetto per i carabinieri. Ci tocca però rintuzzare la tentazione di alcuni militari di voler sminuire la gravità del caso contestando che si attacchi l' istituzione militare «con un morto ancora da piangere e da seppellire». Che c' entra? Non ci si nasconde dietro il corpo di un eroe morto, non è degno dell' Arma. Lo sfregio - Il vicebrigadiere martire Mario Cerciello Rega merita lacrime, sirene di gazzelle e volanti, una cascata di onore sul suo sangue versato per questa nostra disgraziata patria. Non c' era proprio bisogno di posare sulla bara lo scalpo di un ragazzino, colpevole o no, non c' entra. Non si fa, e basta. Povera e disgraziata patria, che riesce a rovinare la purezza del sacrificio dei carabinieri tutti con l' esibizione di crudeltà che alcuni sciagurati hanno offerto al mondo intero, magari credendo di rendere un tributo di giustizia al collega defunto. La fotografia del ragazzo di 19anni, presunto complice dell' assassino, somiglia tristemente a quelle del carcere di Abu Graib in Iraq che hanno sfregiato la reputazione dell' esercito americano e reso perciò più debole la buona causa rispetto a quella del terrorismo. Dopo quelle immagini tutto è diventato più difficile: che civiltà sarebbe quella che vuole affermare i suoi valori contro il male, se non rispetta la dignità anche del più bieco criminale? Una civiltà forse che non valeva la pena di tutelare morendo, come ha fatto il giovane carabiniere. Ci aspettiamo una risposta dell' Arma benemerita, degna della sua stupenda tradizione. P.S. Spiace che Matteo Salvini paragoni anche lui i due episodi. Come se l' orrore del primo dolcificasse il secondo, certo meno grave. Riferisce l' Ansa la sua dichiarazione da ministro dell' interno: «A chi si lamenta della bendatura di un arrestato, ricordo che l' unica vittima per cui piangere è un uomo, un figlio, un marito di 35 anni, un Carabiniere, un servitore della Patria morto in servizio per mano di gente che, se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando. Punto». Punto? Meglio un punto e virgola. E una frasetta sullo Stato di diritto. di Renato Farina

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