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Coronavirus, il piano della protezione civile: fase due, ospedali da campo in caso di pandemia

Marco Rossi
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La Lombardia conclude la sua settimana più lunga: quella dei bollettini medici da brividi, dei piani di emergenza da film di fantascienza, delle quarantene e dei coprifuoco. Ora si prepara la fase due dell'attacco al coronavirus. Cioè metodo più snello per i tamponi e preparativi (sia chiaro, sulla carta) all'ipotesi pandemia. Ovviamente le istituzioni puntano a non arrivare all'allarme rosso e cercano di contenere il contagio mitigando anche la sensazione di pericolo tra le persone. Ma da questa storia abbiamo imparato una cosa: non escludere i colpi di scena. Lo scrive il Giornale in edicola venerdì 28 febbraio. Leggi anche: Coronavirus, boom di "strane polmoniti" Quindi, scrive il quotidiano, almeno in teoria ci si prepara al peggio. Cioè alla pianificazione degli ospedali da campo, delle brandine e delle postazioni letto per gli isolamenti, per cui la Protezione civile ha già individuato i luoghi. Tutto questo nel caso (al momento remoto) in cui non dovessero più bastare i letti dei reparti di terapia intensiva: 4mila posti in tutta Italia distribuiti in circa 500 ospedali, e un centinaio in Lombardia. "Non si sta rinunciando al contenimento, ma si sta correggendo il tiro su alcune iniziative che hanno avuto effetti economici. E ci stiamo preparando alla fase due, quella rivolta più alla mitigazione", spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell' Università degli Studi di Milano.

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