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Le chat segrete tra la prof. uccisa e l'aitante alunno: cosa si dicevano

di Alessandra Menzanidomenica 21 febbraio 2016
2' di lettura

Un appunto, un foglio scritto il giorno di ottobre del 2014, in cui Gloria Rosboch, la professoressa uccisa, scrive il suo sogno e firma la sua condanna a morte. Il suo sogno era quello di fuggire con l'alunno Gabriele e aprire una nuova azienda per vivere lontani dalla provincia pettegola. Come Rouen e Madame Bovary, sottolinea La Repubblica. In realtà è stato proprio lui, Gabriele Defilippi, "le chef administrativ", a ucciderla.  Lui, 22 anni, è bello e impazza sul web. Le ragazze gli scrivono: "Domenica ti ho visto a Rivarolo... con i capelli lunghi sei qualcosa di davvero meraviglioso". E poi: "Lo sai che la tua ex si è trasferita a Torino per amore?". Gabriele è giovane e bello. Sa di esserlo. Lo sa anche sua madre, Caterina, infermiera, che lo copre e forse lo aiuta per l'omicidio di Gloria, 27 anni più grande. L'aveva illusa su una vita insieme. E Gloria diceva: "Era così suadente. Riusciva sempre a convincermi". Lui voleva solo i soldi: i 187 mila euro risparmiati dalla famiglia Rosboch. Lei tentennava, Gabriele le faceva pressioni: "Ma porca miseria! Chiama il direttore di banca e convincilo". Lui promette che serviranno al loro sogno: "Se diventi socia anche tu faremo la vita migliore. Non preoccuparti: il sabato e la domenica tornerai dai tuoi". Ma dopo che lui intasca i soldi, sparisce. E lei ci mette mesi per decidere a denunciarlo per truffa. Va dalla madre di Gabriele ma lei lo nasconde: "Non so dove sia mio figlio. Abbiamo litigato. Non lo sento da tempo". Gloria: "Voglio i miei soldi ma soprattutto voglio capire perché Gabriele è sparito". Poi l'omicidio.