Agosto 2020. Gli italiani dopo un lungo periodo di lockdown, centinaia di migliaia di contagi e oltre 35mila morti per Covid accertati fino a quel momento, sono tornati in “libertà vigilata”. È l’estate del distanziamento sociale e delle mascherine da indossare solo al chiuso. Prove di ritorno alla vita normale prima della seconda ondata che scoppierà in autunno, quando la curva delle infezioni farà registrare una nuova impennata. Negli uffici di Roma della Uif della Banca d’Italia, l’unità di intelligence finanziaria attiva nella prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, scatta un alert. Riguarda diverse transazioni sospette da decine di milioni di euro. I soldi arrivano dalla Cina e sono destinati ad una società italiana, la Sunsky Srl, di Andrea Vincenzo Tommasi.
L’azienda ha sede a Milano e si occupa di «ricerche di mercato e sondaggi di opinione». Il fatturato nel 2019 è di circa un milione di euro. Ma improvvisamente, alla fine dell’estate del 2020, inizia a ricevere accrediti mostre. Si parla di quasi 60 milioni. C’è un altro trasferimento: 12 milioni di euro inviati alla Microproduts It Srl, società che opera in campo “ingegneristico” con sede a Roma, di proprietà di Mario Benotti, giornalista Rai in aspettativa, e della sua compagna dell’epoca Daniela Guarnieri. Nessuna delle due aziende si occupava di intermediazione nel settore sanitario, eppure questa montagna di soldi arrivano alle società di Tommasi e Benotti dritti dritti da tre consorzi cinesi: Wenzhou Moon-Ray, Wenzhou Light e Luokai Trade, che nel periodo compreso tra la fine di marzo e la fine di maggio del 2020 avevano rifornito la struttura commissariale di Domenico Arcuri con 800 milioni di mascherine, costate in totale 1,2 miliardi di euro. A fine settembre arriva una seconda segnalazione dalla Uif della Banca d’Italia al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza.
L’INCHIESTA DELLA PROCURA
Un’altra società con sede a Roma, la Guernica Srl, da maggio a luglio 2020, aveva ricevuto un totale di 3,8 milioni di euro da uno dei tre consorzi, Wenzhou Light, a titolo di commissioni per «consulenze su prodotti Covid». Di cosa si occupa la Guernica? Nel 2018 viene costituita come società che commercia “canapa e prodotti derivati”. Poi nel 2020 l’oggetto sociale viene modificato in “ricerche di mercato nel campo del marketing” e della pubblicità. Non compare in nessun contratto di consulenza con il consorzio Wenzhou Light eppure incassa parecchi soldi, e buona parte Iniziamo oggi la pubblicazione della terza parte dei «Covid Files», il report riservato che ricostruisce retroscena, affari e zone d’ombra della gestione della pandemia. Al centro di questa nuova puntata c’è il grande affare delle mascherine cinesi: sei commesse per 800 milioni di dispositivi, costate allo Stato 1,2 miliardi di euro, e una rete di intermediari che, secondo la Guardia di Finanza, avrebbe incassato oltre 200 milioni di euro in commissioni. Documenti, chat, bonifici sospetti e società nate in pochi giorni raccontano una storia che parte dalla Cina, passa per San Marino e Hong Kong e arriva fino ai palazzi del potere romano. Una vicenda giudiziaria chiusa con i proscioglimenti, ma con molte domande ancora aperte.
A fronte delle provvigioni milionarie incassate dai mediatori, diversi lotti della fornitura si riveleranno accompagnati da documentazione insufficiente o falsa e, a seguito di tre diverse perizie, inidonei all’uso o addirittura contenenti sostanze pericolose per la salute. A febbraio del 2021 vengono sequestrati conti bancari, quattro immobili, uno yacht, orologi di lusso e automobili, tra cui una Lamborghini. Vengono emesse cinque misure cautelari, compreso il «divieto temporaneo dell’esercizio dell'attività di impresa» per Benotti, Tommasi e altri.
Infine, dal 18 ottobre del 2021 al 21 marzo del 2022 vengono sequestrati tutti i Dpi e le mascherine importati dai consorzi cinesi ancora giacenti e in circolazione sul territorio nazionale, per un totale di 338 milioni di pezzi. Valore complessivo, calcolato in base al prezzo di acquisto dei dispositivi: circa 753 milioni di euro. Il rappresentante in Italia dei consorzi cinesi Cai Zhongkai, conosciuto anche come “Marco” Cai, a gennaio 2025 sottoscrive una richiesta di patteggiamento della pena a un anno e otto mesi per i due reati che all’epoca gli venivano contestati: frode in pubbliche forniture e falso per induzione del Cts, aggravati dal fatto che si trattava di materiale destinato a contrastare un’emergenza. Dopo che diverse perizie - tra cui l’ultima dell’Agenzia delle Dogane del settembre 2021 - avevano evidenziato che le mascherine dei consorzi cinesi avevano una scarsa capacità filtrante, quindi di conseguenza non proteggevano a sufficienza, e che il materiale utilizzato (il cosiddetto «tessuto non tessuto»), oltre ai collanti usati, fossero dannosi per la salute, il pm a dicembre 2022 chiede un vengono spesi per acquistare Rolex, immobili, auto e beni di lusso.
Si tratta di un’azienda con risorse patrimoniali minime, nessun dipendente e che ha come titolare effettivo una studentessa dell’Accademia delle Belle Arti di Roma, che fino all’anno prima lavorava in un salone di bellezza. Una serie di stranezze sufficienti a far accendere la lampadina sia agli esperti di intelligence finanziaria della Banca d’Italia, sia alla Guardia di Finanza.
Scatta un’inchiesta della Procura di Roma sulle sei commesse affidate dalla struttura del Commissario straordinario Domenico Arcuri ai consorzi cinesi: l’ipotesi è che Mario Benotti, giornalista Rai, in passato consulente di diversi esponenti politici del Pd, avesse sfruttato la sua conoscenza con Arcuri per ottenere un canale privilegiato per le forniture di mascherine dalla Cina.
incidente probatorio. Il Gip lo ammette il successivo 13 febbraio 2023. A giugno 2023 l’udienza sfocia nel dissequestro dei dispositivi: è passato troppo tempo e non è possibile procedere a una nuova perizia. I dispositivi vengono restituiti al ministero della Salute per essere utilizzati come «mascherine di comunità». E però, impone il tribunale, «previa valutazione tecnica».
ANCORA INUTILIZZATE
A quanto risulta da fonti vicine al dossier, almeno 150 milioni di mascherine della commessa cinese resterebbero ad oggi ancora inutilizzate nei magazzini. L’inchiesta si conclude con il proscioglimento dell’allora commissario straordinario Domenico Arcuri, del suo vice, Antonio Fabbrocini, dei mediatori e del rappresentante dei consorzi cinesi, per l’intervenuta abolizione del reato di «abuso di ufficio» e di «traffico di influenze illecite». Per quanto riguarda i reati di frode in pubbliche forniture e falso, invece, secondo la giudice «il fatto non sussiste, atteso che gli elementi in atti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna». Ovvero, siccome i dispositivi nel frattempo erano scaduti e di conseguenza impossibili da periziare – perché il tempo altera il grado di efficacia -, non sarebbe stato più possibile stabilire se quelle mascherine fossero conformi alla normativa e idonee all’uso sanitario.
Il processo, quindi, non avrebbe potuto accertare oltre ogni ragionevole dubbio il reato di frode nelle pubbliche forniture (e la connessa ipotesi di falso). Nonostante ben tre laboratori nel 2021 avessero certificato che quelle mascherine presentavano problemi sia dal punto di vista dell’efficacia, sia della salubrità, la vicenda si conclude con il proscioglimento di tutti gli indagati. Compreso l’ex commissario Arcuri, assolto perché l’abuso d’ufficio «non è più previsto dalla legge come reato».
Al netto della sentenza, quello che resta di questa vicenda sono i soldi pagati per le mediazioni - decine di milioni di euro - e il dubbio, mai fugato, che le mascherine importate dai tre consorzi cinesi grazie all’intermediazione di Benotti, Tommasi e altri, distribuite a medici, infermieri, forze dell’ordine, non proteggessero in maniera efficace dal virus (almeno questo è ciò che affermano tre perizie di laboratorio, di cui uno delle Dogane).
Ma chi sono i mediatori e qual è l’identikit dei consorzi dai quali sono state importate le mascherine sequestrate? Sono state pagate di più rispetto al prezzo di mercato?
Che fine hanno fatto i soldi delle provvigioni?




