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Bergamo, morto per coronavirus: 36 ore in salotto in una bara non refrigerata

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Una storia che dà la cifra dell'orrore che stanno vivendo Bergamo e la sua provincia in questi giorni, in cui il coronavirus sta mietendo vittime a decine, senza tregua, senza pietà. La storia, rilanciata da Il Giorno, riguarda il fine settimana della famiglia Marchesi di Torre de' Roveri. Un incubo. Già, perché da venerdì sera papà era morto per Covid-19. Sirio era senza vita, in una bara non refrigerata, nel salotto di casa: la moglie Judit e la figlia Asia a vegliarlo. Soltanto dopo 36 ore il sindaco del paesino di 2.500 anime, fregandosene della burocrazia, ha dato l'ok alle pompe funebri a chiudere la bara e a portarla al cimitero, pur senza la dichiarazione di morte. Una storia, dolorosa e straziante, che spiega come a Bergamo e dintorni la situazione sia completamente fuori controllo. La dichiarazione di morte, probabilmente, arriverà oggi, lunedì 16 marzo. Il punto è che i medici di base che devono fare l'ispezione del cadavere e constatare il decesso sono travolti dalle chiamate e privi di protezioni. Dunque capita anche che un cadavere possa rimanere 36 ore al centro di un salotto, davanti agli occhi dei suoi cari.

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