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Thyssen, sei rinvii a giudizio

"È stato omicidio volontario"
di Francesco Specchiasabato 22 novembre 2008
Thyssen, sei rinvii a giudizio

2' di lettura

 Fu omicidio volontario. Con questa motivazione sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati per il rogo alla ThyssenKrupp, le acciaierie torinesi in cui il 6 dicembre dello scorso anno persero la vita sette operai. L'amministratore delegato Harald Espenhahn risponderà di omicidio volontario. È la prima volta che in Italia ci sarà un processo per omicidio volontario per le morti sul lavoro. Il processo si aprirà il 15 gennaio in Corte d'Assise e riguarderà, oltre ai sei imputati, anche l'azienda nella veste di persona giuridica. "È una sentenza storica". Il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello ha così commentato la decisione del gup Francesco Gianfrotta. "Non è mai successo", ha detto Guariniello, "che si sia arrivati al rinvio a giudizio sia delle persone fisiche che delle persone giuridiche, riconoscendo in un caso anche l'omicidio volontario». La decisione del giudice ha suscitato gli applausi dei parenti delle vittime alcuni dei quali sono usciti dall'aula gridando «sì sì» con le braccia alzate verso il cielo, altri «grazie Guariniello» e altri ancora «è solo l'inizio devono andare in galera" Durante l'udienza di lunedì mattina il procuratore ha illustrato i documenti ottenuti dalle perquisizioni, le mail trovate sui pc dei manager e i resoconti delle testimonianze dei dipendenti dell'azienda che proverebbero la consapevolezza da parte dei vertici aziendali della necessità di dotare la linea 5, dove il 6 dicembre scorso scoppiò l'incendio mortale, di impianti adeguati di sicurezza, ma di aver voluto posticipare l'adozione di queste misure fi sicurezza al trasferimento previsto dell'impianto da Torino a Terni. Quanto al coinvolgimento dell'azienda, Guariniello ha ricordato che i comportamenti dei manager coinvolti nell'inchiesta sono stati attuati nell'interesse e a vantagigo della società e ha citato la sentenza della Cassazione nella quale si afferma che le esigeneze economiche e produttive dell'azienda non possono mai giustificare la cessazione dei requisiti di sicurezza.