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Coronavirus, a Cassino un dipendente comunale si contagia e muore. La mossa della famiglia: qua salta l'Italia

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Un risarcimento di 500mila euro: è quanto chiedono all'Inail i familiari di una dipendente del comune di Cassino morta di Covid la scorsa primavera, dopo aver contratto l'infezione presumibilmente sul posto di lavoro. Secondo quanto sostiene la famiglia, infatti, la donna si sarebbe ammalata al lavoro, visto che la sua mansione prevedeva il contatto diretto con il pubblico. Dopo aver preso il virus e manifestato i sintomi, le sue condizioni di salute si sono progressivamente aggravate, fino al ricovero ospedaliero e alla terapia intensiva. 

 

 

 

Infine il decesso, avvenuto a seguito di alcune complicanze sopraggiunte, che le sono purtroppo risultate fatali. "Le patologie infettive contratte in occasione di lavoro sono inquadrate e trattate come infortunio sul lavoro dal momento che la causa virulenta è equiparata alla causa violenta propria dell'infortunio, anche nell'ipotesi in cui gli effetti propri del contagio si manifestino dopo un certo lasso di tempo", ha detto al Messaggero il legale della famiglia.

 

 

 

L'avvocato, infine, ha aggiunto: "Il riconoscimento dell'origine professionale del contagio si fonda su un giudizio di ragionevole probabilità che l'infezione sia avvenuta in contesto lavorativo ed è del tutto estraneo a qualsivoglia valutazione circa l'imputabilità di eventuali comportamenti omissivi in capo al datore di lavoro che ne possano aver determinato il contagio".

 

 

 

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