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Gianni Agnelli, il certificato stravolge la storia della famiglia: clamoroso in tribunale

Marco Bardesono
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«Ne bis in idem» è una massima latina a cui si richiama il codice penale e per la quale non si può essere processati due volte per lo stesso reato. Massima che non si applica nel Diritto Civile, tant' è che Margherita Agnelli ha intentato per la seconda volta (la prima fu nel 2007), pur con alcuni distinguo, una causa per ottenere il riconoscimento della sua parte di eredità del papà (Gianni Agnelli) e, in linea diretta, quella della mamma Marella Caracciolo. Non che la figlia dell'Avvocato sia stata diseredata, ma a suo dire una parte più che cospicua dei beni di famiglia le fu nascosta, e fu costretta «in buona fede» a firmare nel 2004 «un patto successorio in cui rinunciava alla futura eredità della madre» a fronte di una buona uscita di 1,2 miliardi di euro.

Oggi in palio c'è un impero: 4,6 miliardi e le quote della società Dicembre, fondata dagli Gianni Agnelli e che controlla una galassia di gruppi che valgono 28 miliardi, tra cui Exor, Stellantis, Ferrari, Juventus, Gedi (Repubblica, La Stampa), The Economist, Cnh, Iveco, Louboutin e altre partecipazioni finanziarie. Ieri mattina alle 12 di fronte al giudice Nicoletta Aloj si è svolta l'udienza a porte chiuse, presenti il legale della signora de Pahlen (cognome di Margerita Agnelli, acquisito dal secondo marito), l'avvocato Dario Trevisan, e quelli dei tre fratelli Elkann (John, Lapo e Ginevra, eredi di Gianni e Marella), figli di primo letto della stessa Margherita (che ha altri cinque figli nati nel secondo matrimonio), gli avvocati Carlo Re e Eugenio Barcellona. In verità la causa era stata intentata nel 2020, un anno dopo la scomparsa di Marella, ma si era arenata per la pandemia. Ieri giudice, parte e controparte hanno stabilito il calendario delle prossime udienze.

Margherita ha deciso di adire per vie legali a Torino perché chiede che alla faccenda venga applicato il diritto successorio italiano e non quello svizzero. Infatti, per l'eredità di Marella era stato richiamato il diritto testamentario elvetico (la moglie dell'Avvocato era residente in Svizzera) che di fatto non consente alcuna impugnazione, mentre in Italia la materia è meno rigida e a Margherita un giudice potrebbe dare ragione. La prima decisione del magistrato riguarderà proprio la competenza territoriale, svizzera o italiana, e solo successivamente, se il Tribunale di Torino accerterà la propria competenza, si entrerà nel merito della attribuzioni. Margherita de Pahlen sostiene che la residenza elvetica della madre fosse fittizia e, per dimostrarlo, aveva assoldato anche alcuni investigatori privati che hanno redatto un'informativa conclusiva delle loro indagini nella quale si dimostrerebbe che la vedova di Gianni Agnelli avrebbe «trascorso più tempo in Marocco che in Svizzera, mentre la maggior parte del tempo lo passava tra Roma e Torino». 

 

Dalle memorie redatte da Margherita Agnelli e presentate in giudizio, la figlia dell'Avvocato afferma di essere stata «vittima di escamotage orditi dai consulenti della madre Marella e preordinati alla sua esclusione dall'eredità». Dal canto loro, invece, i figli sostengono che Margherita abbia perseguito «il vano obiettivo di screditare nell'ordine: madre, consulenti del padre e i propri figli primogeniti. Margherita in realtà scredita - tristemente - solo se stessa». 

Infine, per Margherita Agnelli tornare a essere l'erede di questo impero significherebbe mettere le mani sulla quota che spetterebbe agli eredi diretti in Italia, ovvero il 50%. I giudici (è prevista la sede collegiale), dovranno passare al vaglio carte e memorie per raggiungere una decisione sulla competenza territoriale e per questo si dovrà attendere la primavera del 2023..

 

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