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Pd, strana democrazia la sua: strada a Pertini sì, ad Almirante no

Tommaso Lorenzini
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La strana idea di democrazia della sinistra aggiunge al proprio libro nero un nuovo capitolo, “A Lucca negata l’intitolazione di una via a Sandro Pertini”. Lo svolgimento è l’ormai stantio e irritante ritornello in base al quale i compagni affibbiano l’etichetta di «fascistoide» a qualunque riposta negativa alle loro iniziative che, al contrario, rappresenterebbero sempre la Verità. Lo psicodramma, che una sconcertata Elly Schlein vorrebbe far approdare in Parlamento (come se non avesse ben altro di cui occuparsi), nasce durante il Consiglio comunale di martedì scorso: la mozione del consigliere Daniele Bianucci (Sinistra con), di dedicare una via o una piazza all’ex presidente della Repubblica, viene respinta con 12 voti a favore e 17 contrari. Apriti cielo: «Le urla dell’assessore Fabio Barsanti, gli sghignazzi dell’altra assessora del gruppo Mia Pisano, le grida del motto fascista “A noi!” del capogruppo di FdI Lido Fava, le spiegazioni fuori dell’emiciclo “che no, a Lucca una strada ad uno che è stato partigiano non la si può proprio dedicare”. E soprattutto il silenzio imbarazzante del sindaco, rimarrà per sempre una delle pagine più tristi e nere», scrive in una nota l’opposizione.

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Incassando la replica del sindaco, Mario Pardini: «È l’ennesima polemica strumentale: nessuno ha parlato della figura del presidente Pertini, né è entrato nel merito», tenendo aperta la porta per una futura intitolazione e ricordando a Rainews24 che nel 2021 la sinistra negò una mozione di intitolazione a Falcone e Borsellino proprio perché c’era un iter già avviato (e poi approvato) nella commissione apposita. Iter che la sinistra, in particolare il Pd, avrebbe potuto avviare e concludere durante i due mandati consecutivi (2012-2022) in cui ha governato Lucca, salvo scoprirne l’urgenza ora, a 33 anni dalla morte di Pertini, personaggio che al di là della santificazione della sinistra o della demonizzazione della destra, ha alimentato molte discussioni sul proprio vissuto politico.

 

 

Secondo la logica “rossa”, una giunta di centrodestra che si occupa di temi di centrodestra è anti-democratica, addirittura per L’Espresso Lucca diventa «il laboratorio nero della Toscana». Loro invece sì che si intendono di pacificazione sociale, tanto da scendere in piazza e raccogliere firme a Grosseto contro “via Giorgio Almirante”, o alzando muri nel corso degli anni alla toponomastica in ricordo di Sergio Ramelli, che sia a Lodi, a Lecce o a Cerro Maggiore.

 

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