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Marmitte, boom di furti in Italia: ecco cosa c'è dietro e dove finiscono

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Marmitte più preziose dell'oro. Lo sanno bene i ladri che da almeno quattro o cinque anni fanno razzie nelle zone più periferiche delle grandi città, soprattutto Milano, di catalizzatori: sono centinaia le denunce di furti ogni anno. Del resto le marmitte non sono più semplici tubi di scarico, ma apparecchi che nascondono un tesoro per chi cerca "metalli preziosi" da rivendere al mercato nero. Il Corriere rivela che c'è un vero e proprio traffico di catalizzatori: le ultime tracce portano in Lituania e Serbia. E da lì si arriva in Russia. Dove rodio, palladio e platino sono fondamentali per l’industria della guerra. Per i droni, per le apparecchiature che guidano i missili che bombardano l’Ucraina

 


Per rubare una marmitta ci vogliono in media meno di 15 minuti e i furti sono opera di piccola manovalanza: italiani, slavi, polacchi, macedoni, moldavi. Ma per estrarre i metalli preziosi dai catalizzatori delle auto - stiamo parlando di 6 a 30 grammi di rodio, palladio e platino usati per ridurre le emissioni - servono apparecchiature d’avanguardia e sono pochissimi a possederle in Italia. Così vengono spediti all’estero come rifiuti grazie anche a normative non chiarissime.  Sul mercato nero, rivela il Corriere, un catalizzatore vale fino a 300 euro, ma non viene rivenduto come ricambio, perché quel che interessa è nascosto all'interno e vale molto di più. Dopo la pandemia e l’inizio della guerra il loro prezzo di questi metalli è infatti arrivato a cifre astronomiche: oltre 460 mila euro al chilo per il rodio. Platino e palladio superano quota 32 mila euro, la metà dell’oro ma più di 40 volte il prezzo dell’argento.

 

Ecco allora che i furti crescono in maniera esponenziale anche se dati precisi non ce ne sono. Negli Stati Uniti s’è passati dai 3.398 casi del 2019 ai 14.400 del 2020. In cima alla lista Regno Unito (+70%), Francia, Spagna e Italia "che nel 2021 ha presentato un notevole aumento". Molti casi non vengono denunciati e si va diretti in officina perché l’auto non può circolare: costi dai 700 ai 2 mila euro. Le preferite sono le Toyota e le Smart, ma in generale più l’auto è recente e meglio è. Per interrompere queste razzie ai danni dei proprietari di automobili sarebbe necessario tracciare in maniera severa il prezioso "rifiuto", magari con sistemi Gps. È quello che ha chiesto il mondo dell’automotive al governo. Spiega il Corriere che se ne sta discutendo nella Commissione industria del Senato. Assoambiente, che riunisce molte imprese del settore, ha chiesto "un intervento del legislatore" ma anche più controlli. Per farlo si dovrebbero tracciare i catalizzatori dall’inizio alla fine del ciclo produttivo, verificare il numero dei veicoli demoliti e confrontare i dati di fatturato delle aziende. 

 

 

 

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