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Turetta, il padre Nicola: "Gli deve essere saltato un embolo"

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"So che Giulia andava fuori con lui tranquillamente, fino a quel sabato so che non le ha toccato neanche un capello. Quindi lei era tranquilla quando usciva, lei non aveva questi timori”: Nicola Turetta, intervistato da Chi l'ha visto, ha parlato così del figlio Filippo, in carcere a Verona con l'accusa di aver ucciso l'ex fidanzata Giulia Cecchettin. "Gli deve essere partito un 'embolo' - ha poi aggiunto -. Ho pensato questo, fino all’ultimo”. Sui sospetti secondo cui il figlio non voleva che Giulia si laureasse prima di lui, il signor Turetta ha affermato: "Io penso che lui volesse sequestrarla, rapirla, per non darle la soddisfazione. E dopo lasciarla. Purtroppo le cose sono sempre peggiorate". 

Il padre del 21enne sembra non avere alcuna spiegazione per il gesto di Filippo: "Non è una cosa razionale, cioè una persona che ami, che le fai i biscotti, prepari tutto, che la porti a casa… Un bene così non può sfociare in una tragedia del genere. Ci vorrebbe Freud perché mi dia delle spiegazioni”. Il signor Nicola, allo stesso tempo, se l'è presa con chi ha attribuito connotazioni mostruose a suo figlio: "Adesso io non posso fare nomi ma vedere uno psicologo che lo definisce mostro... Io magari capisco, ma mio figlio che a 18 anni vedersi il fratello definito… cioè, è dura. Ci sono questi aspetti di questa tragedia che vanno visti in una chiave un po’ diversa, cioè non è uno che ha ucciso a mano armata, non so… qualsiasi altro omicidio. Ha ucciso il suo angelo praticamente, cioè quella che lui le preparava i biscotti, quella che lui amava. Non so poi se appunto… rientravano nella sfera dei femminicidi, tutto quello che volete, però io li capisco a 40 anni, 50 anni, ma un ragazzo che comunque è un bambino, ha 21 anni, e io non so, sono fragili loro. Tutte queste cose sì, la famiglia sì, però mio papà e mia mamma non mi venivano dietro così, anche io avevo le mie crisi, ma ‘sti ragazzi mi sembra che appena gli togli qualcosa crollano oppure fanno questi atti così violenti. Qui entriamo nel ramo della psicologia che io non lo so, bisognerebbe capire loro come aiutarli a uscire quando hanno queste cose”.

 

 

 

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