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Bologna, colpo infame all'ospedale: rubati farmaci oncologici per 1,5 milioni

Claudia Osmetti
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Colpo grosso al reparto medicinali. Un furto da un milione e mezzo di euro; un ospedale (il Sant’Orsola di Bologna) che si è ritrovato il magazzino della farmacia interna ripulito; flaconi, scatole e confezioni di prodotti (tra l’altro quelli per curare il cancro, che sarebbero pure tra i più importanti) che sono spariti nel nulla o forse, come ipotizzano i carabinieri perché c’è anche un’indagine aperta, che sono andati ad alimentare le file del mercato nero, magari all’estero, magari nell’Europa dell’Est, magari su commissione. È il bilancio, parziale, in divenire, dell’ultimo episodio, probabilmente il più eclatante, sicuramente quello dal maggior valore economico.

Non sono così rare, nelle nostre cliniche e nei nostri nosocomi, le mani leste che s’intascano, blister su blister, derrate di medicinali destinati ai pazienti della sanità pubblica. E che ci guadagnano migliaia di euro alla volta. Ma andiamo per gradi. Bologna, il maxi-caso, quello più recente, alla vigilia della vigilia che alla fine fa lo stesso, sempre Natale è, quel periodo dell’anno in cui dovremmo essere tutti-più-buoni e invece c’è qualcuno (criminale, doppio criminale) che derubai malati oncologici. LE CURE CONTINUANO Precisazione, dovuta: le terapie in atto al Sant’Orsola «non hanno subito alcuna interruzione». Menomale. Almeno questo. Continueranno, anche sotto le Feste, perché le scorte sono sufficienti e perché sono in arrivo nuovi ordini. Il contrario sarebbe stato inaccettabile: però, da un certo punto di vista, lo è lo stesso.

Come può essere accettabile, dopotutto, una banda, organizzata, quattro persone come minimo, che alle tre e mezza di notte di un venerdì pre-natalizio, anno domini 2023, entra col passamontagna in corsia, va a colpo sicuro perché sa esattamente dove mettere le mani (ha qualche complice?), passa da un locale sul retro del deposito, scardina una finestra (usando delle pinze idrauliche?), s’intrufola in un magazzino di medicinali e riempie borsoni, borse e quel che capita per dileguarsi, col bottino in spalla, come se fosse la cosa più normale del mondo?
Sono tante le domande a cui gli inquirenti, giustamente, vogliono trovare una risposta. Nel più breve tempo possibile, tra l’altro: perché d’accordo che i malati di tumore al polmone o alla mammella o al sangue del policlinico Sant’Orsola non salteranno una pastiglia, ma il danno rimane. Lo scorno pure. Il furto idem. Ripreso, guarda un po’, dalle telecamere di videosorveglianza della struttura, un qualche frame che ora è al vaglio delle forze dell’ordine, così come sono al vaglio i testimoni che per primi si sono accorti della retata.

Col dubbio, sempre più crescente, che non sia stata una ragazzata (e come potrebbe, visto il quantitativo di merce sottratta?), bensì un colpo mirato, attuato da delinquenti specializzati, già rodati, che conoscono bene il traffico internazionale (e illecito) di farmaci. Quelli costosi, mica l’aspirina: quelli che qui da noi (e vivaiddio) sono gratuiti perché li passa il servizio nazionale, ma che in altri Paesi costano una fortuna, volgono quanto l’oro.

Un rapporto di qualche anno fa di Trascrime, il Centro interuniversitario di ricerca sulla criminalità degli atenei Cattolica di Milano e degli studi di Trento, afferma che in Italia, negli ospedali italiani, avvenga una una rapina al mese, ciascuna con un bottino di almeno 250mila euro, per un valore totale di 22 milioni di euro. I farmaci che vengono rubati con più frequenza sono quelli oncologici (appunto) o immunosoppressori o antireumatici.

I PRECEDENTI
I dati di Transcrime si fermano al 2015; il problema è che il fenomeno (invece) continua del tutto indisturbato. Anzi, a scorrere la frequenza con cui si registrano episodi simili a quello del Sant’Orsola, c’è da immaginare che sia pure aumentato. Della serie: a novembre i soliti malviventi iper-specializzati (perché sono riusciti a eludere i sistemi di sicurezza manco fosse un gioco da ragazzi) hanno fatto razzia di farmaci all’ospedale Oftalmico di Roma. Valore del furto: 200mila euro. A fine ottobre, un’altra banda che sapeva il fatto suo (e infatti aveva un basista all’interno) è entrata nell’ospedale Canizzaro di Catania, si è diretta immediatamente al piano interrato, pagiglione F3, dove ci sono gli armadietti della farmacia, ed è uscita con decine di scatole di farmaci oncologici in tasca. Valore del furto: 400mila euro. 

A settembre, stesso copione, stesso modus operandi, addirittura stesso escamotage col basista che apre la strada, al Belcolle di Viterbo viene svaligiata la farmacia dell’ospedale. Valore del furto: altri 200mila euro. Ci vuole una certa faccia tosta (e anche un bel po’ di coraggio) a rubare a chi ne ha più bisogno, cioè a rubare medicine in un ospedale, Natale o non Natale, ma purtroppo avviene. Spesso. Troppo spesso.

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