A quasi diciotto anni dall'omicidio di Meredith Kercher, avvenuto il 1° novembre 2007 nella villetta di via della Pergola, l'ex procuratore Giuliano Mignini lancia una bomba: "Sono convinto che in quella casa ci fosse una persona che non è mai entrata nelle indagini". Mignini, che guidò le prime indagini e oggi è in pensione, ha rivelato a "Vanity Fair" di essere stato contattato da un testimone rimasto in silenzio per diciassette anni. L'uomo avrebbe deciso di parlare solo ora "per liberarsi la coscienza da un peso".
Secondo questa fonte, "si tratta di una persona che dopo l'omicidio fuggì da Perugia", allontanandosi dalla città pochi giorni dopo il delitto.L'ex magistrato ha già depositato un esposto in procura, convinto che gli accertamenti siano in corso o possano ripartire. Ha precisato che le nuove informazioni sono "molto più solide e importanti" rispetto alle vecchie leggende metropolitane, come quella del giovane "urlante e sporco di sangue" avvistato all'alba. Mignini difende il lavoro svolto all'epoca, ma ammette: "In una città piccola come Perugia può accadere che qualcosa sfugga".
Critica duramente la sentenza di Cassazione del 2015 che assolse Amanda Knox e Raffaele Sollecito: "Se la Cassazione avesse rinviato gli atti disponendo nuovi accertamenti genetici, qualcosa di quello che ho appena scoperto sarebbe venuto fuori".Oggi solo Rudy Guede è stato condannato in via definitiva (16 anni di carcere), mentre Knox e Sollecito sono stati assolti dopo quattro anni di detenzione. Per Mignini, però, manca ancora un tassello: "Il caso non è chiuso del tutto per la ricerca della verità". La procura deciderà se riaprire le indagini. Come ha concluso l'ex pm: "Per la giustizia non è mai troppo tardi".




