Scrivono «poche righe a caldo» mentre scorrono ancora le immagini della devastazione: Torino messa a soqquadro dai manifestanti, un centinaio di agenti feriti, uno di loro, Alessandro Calista, accerchiato dal branco dei violenti, preso a calci, pugni, persino martellate.
Ci sarebbe da chiedere scusa, prendere le distanze dai facinorosi, vergognarsi di chi ha distrutto, picchiato, messo a ferro e fuoco una città. Ma il tono del comunicato dei ragazzi di Askatasuna è ben lontano dall’esame di coscienza collettivo. È un trionfo, una festa, un invito a proseguire sulla strada della contestazione, i 60 mila di Torino, poi le altre piazze mobilitate, «il futuro comincia adesso». «Il messaggio politico lanciato da questa giornata è inequivocabile», scrivono nella loro pagina Instagram, «esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni vorrebbe imporre lo stato delle cose». L’orizzonte? «Ce lo mostra in maniera cristallina Minneapolis, ce lo mostra in maniera devastante Gaza... da domani in avanti lo sguardo va puntato su chi sono i responsabili.
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"Però in un momento come questo, quello che a me colpisce non è tanto quella violenza di quei cento c...Meloni lo ha detto a chiare lettere: chi era a Torino oggi è il nemico del governo», «ed è un bene che abbiano timore Giorgia Meloni, Piantedosi, La Russa, il sindacato di polizia». Rincarano la dose: «Siamo in molti e molte a non essere disposti a subire le politiche securitarie, razziste, omofobe e guerrafondaie». I devastatori che accusano il governo di politica guerrafondaia è comico, ma l’ideologia si ammanta di un bel po’ di balle. Il riferimento va poi al centro sociale appena sgomberato e alla lotta che va avanti: «C’è un tempo per raccogliere, un tempo per costruire, un tempo per stracciare, un tempo per indicare i nemici del popolo e rilanciare». Parola d’ordine, dunque, “opporsi”. Scendere in piazza. Manifestare contro Ice, Trump, il governo. La strada è indicata. La modalità anche.
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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’intervista rilasciata a LaStampa dopo gli scontri di Torin...Inutile dire che il pensiero corre subito oltre i confini della città. Milano con le imminenti Olimpiadi, e le forze Ice in arrivo per proteggere la delegazione americana, è assai appetibile. Già sabato è andata in scena la protesta dei fischietti per dire no agli agenti speciali. E a organizzare la piazza c’era tutta la sinistra: Pd, Cgil Arci, Anpi 5 stelle ed azioni, persino il candidato in pectore dei dem Mario Calabresi. Per fortuna non è successo niente, una manifestazione serena, benedetta dallo stesso Sala. Eppure collettivi, antagonisti ed estrema sinistra non mollano. Hanno fiutato l’occasione ghiotta delle Olimpiadi. Il 6 febbraio, giorno di inaugurazione, in piazza Scala (ribattezzata piazza Gaza dai pro -Pal), Usb e Potere al Popolo hanno fissato un presidio anti -Ice. Ospite d’onore Chris Smalls, l’attivista statunitense che era salpato sulla Flotilla. Lo stesso giorno si prepara la rivolta di San Siro. I suoi cortili, le sue vie grigie e graffitate che sembrano una babele, saranno infatti teatro della fiaccolata anti -olimpica e di una parata popolare contro la militarizzazione, gli sgomberi, la polizia ecc.. La tensione è altissima e anche l’allerta delle forze dell’Ordine. Farà bene Sala a tenere calmi gli animi ed evitare di gettare benzina sul fuoco polemizzando ogni giorno con Piantedosi. Il corteo dei No Expo che devastò la città nel 2016 è un ricordo assai vivo. E Milano non può tollerare un bis.




