In piazza di San Lorenzo in Lucina, al centro dell’attenzione all’esterno e ancor più all’interno della basilica romana più chiacchierata del momento, non ci sono le messe domenicali ma quel singolare angelo monarchico, araldo dell’ultimo re di Casa Savoia, che nell’umido volgere di un quarto di secolo, tra il 2000 e il 2025, ha incredibilmente preso fattezze inevitabilmente assimilabili al volto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. File ordinate ma continue, caratterizzate da smartphone alzati e pronti a immortalare l’opera d’arte ad oggi più discussa d’Italia. Già dal mattino saranno stati almeno un centinaio i fedeli - ci permettiamo - più curiosi che devoti ma soprattutto pronti a scrutare dal vivo, con i loro stessi occhi, l’angelo che - continua a giurare il sacrestano-pittore-restauratore 83enne, Bruno Valentinetti - è solo un angelo, ma che un po’ per tutti ha ormai preso ufficialmente e senz’appello le sembianze di Giorgia Meloni.
Così anche il “day after” della scoperta del dipinto è diventato un caso di costume nazionale. Una storia nella storia, dentro la quale si sommano le suggestioni e le semplificazioni degli astanti che - poco importano origini o nazionalità di provenienza - un tempo sarebbero stati identificati semplicemente come «il popolo di Roma». Tanto che ci vuole un attimo perché nella vicenda si infili anche la maschera popolare e satirica per eccellenza nella capitale, quella di Pasquino, che servendosi delle parole dei presenti, inizia a parlare di «cappella Meloni» o, per i più militanti, addirittura di «cappella di Fratelli d’Italia» in luogo del nome originale dello spazio sacro, intitolato alla famiglia Canaletti tra il 1600 e il 1700.
L’angelo osserva dall’alto, sguardo severo, sopracciglia marcate, labbra strette. E sotto, fedeli improvvisati che discutono: «È lei», «No, ma che dite», «Somiglia più in foto che dal vivo». Unpo’ come davanti a certi quadri famosi: ognuno ci vede quello che vuole. Una verità che evidentemente non convince molti. Né il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina che con una nota sufficientemente stizzita ha annunciato di voler fare chiarezza e andare a fondo alla vicenda. Indagine alla quale sta collaborando anche la stampa e il web. La pagina Instagram Nonleggerlo, proprio ieri, ha trovato, infatti, una foto del dicembre 2023 perfettamente somigliante anche nell’espressione, con la premier immortalata al Viminale nella cerimonia ufficiale per la consegna di una Lamborghini Urus alla Polizia. Data dello scatto che coinciderebbe con il periodo di inizio del restauro fin troppo creativo. Tutto torna, insomma, anche le tempistiche.
A smorzare i toni sulla vicenda, con un sorriso, aveva provato per prima la premier che sulle sue pagine social aveva scritto: «No, decisamente non assomiglio a un angelo». Autoironia che non ha fermato, anzi, forse ha incentivato l’effetto emulazione con il ministro della Difesa, Guido Crosetto che ha spostato l’obiettivo oltreoceano. Il cofondatore di Fratelli d’Italia, infatti, sul suo profilo Instagram ha postato una Statua della Libertà con il volto della Meloni, scusandosi per «dieci secondi di relax e superficialità». Segno che il caso ha ormai varcato i confini della basilica per diventare meme anche solo per fare due risate innocenti.
Sempre in zona governo, la Soprintendenza inviata dal Ministero della Cultura ha già fatto un sopralluogo e aperto un fascicolo. Frattanto, ovviamente, l’angelo Meloni resta lì, impassibile, mentre sotto scorre il teatro italiano. Chi prega, chi fotografa, chi ride. E chi, uscendo, sussurra: «Comunque è proprio lei» con la basilica di San Lorenzo in Lucina che, in poche ore, è diventata una tappa obbligata, più del vicino Pantheon o di Fontana di Trevi, in una sorta di giubileo laico fuori tempo massimo. Si può ben comprendere, dunque, a mente fredda, perché l’unica a non aver affatto sorriso sia stata la Curia di Roma che, anzi, ha subliminalmente redarguito il parroco, monsignor Daniele Micheletti, novello Pasquino pure lui, che, almeno all’inizio, aveva preso la vicenda con spirito molto più romano che vaticano. E ha continuato a scherzare. «Per la par condicio - ha detto ai visitatori - ci vorrebbe anche un angelo con la faccia di Elly Schlein». Risate, qualche applauso, e social impazziti di nuovo.




