Un biglietto anonimo, lasciato sulla porta di una cappellina al cimitero, torna oggi a gettare un’ombra inquietante sul caso Garlasco. Un messaggio che riemerge dal 2007 e che, nel pieno del nuovo filone d’indagine che mira ad Andrea Sempio, riporta alla luce paure mai sopite e interrogativi rimasti senza risposta.
È l’ottobre di quasi vent’anni fa quando Rita Preda, madre di Chiara Poggi, racconta al telefono all’avvocato Gian Luigi Tizzoni quanto accaduto. In quei giorni i telefoni della famiglia sono sotto controllo: i Poggi ricevono messaggi strani, e il clima è carico di tensione. Poi l’episodio, inquietante: qualcuno ha lasciato un biglietto sulla cappellina dove riposa Chiara.
Rita Preda è ancora profondamente scossa mentre ne parla. "Tremo ancora", confida telefonicamente. È il segno di una paura concreta, che non si dissolve col tempo e che si somma al dolore di una verità giudiziaria mai accettata fino in fondo dall’opinione pubblica. Nel foglietto, aggiunge la madre della vittima, c’è una frase che inquieta: "C’era scritto che a uccidere Chiara è stato Marco". Tizzoni prova a ottenere maggiori dettagli, chiede se ci sia un cognome o un riferimento preciso. Ma la risposta resta vaga: “Non lo so - risponde -, non dice il cognome, dice solo...".
Garlasco, "venti righe oscurate": il 19 febbraio un possibile colpo di scena
"Ci sono elementi sul pc di Chiara che non conosciamo e che la Procura sta ancora analizzando". A dirlo, in ap...Solo un nome, privo di contesto. Troppo poco per trasformarsi in prova, abbastanza però per aprire nuove ipotesi. Il pensiero va a Marco Panzarasa, amico di Alberto Stasi, incontrato dall’avvocato pochi giorni prima. Ma il biglietto resta sospeso tra le possibilità: un mitomane, un tentativo di depistaggio, o qualcuno convinto di sapere qualcosa.
Dalle intercettazioni, rilanciate da Maria Conversano, emerge anche un altro aspetto: in quel periodo la famiglia Poggi sembrava orientata verso l’idea di un furto finito male. Rita Preda ricorda inoltre quanto riportato da un giornale locale: Alberto Stasi si recava davvero al cimitero di nascosto, senza che quel gesto fosse una messinscena.
Tizzoni ascolta, ma invita alla prudenza. Chiede alla donna di non farsi vedere con Alberto e di non mostrarsi troppo vicina a lui. Le indagini stanno prendendo una direzione precisa e, in una vicenda così esposta, ogni comportamento può trasformarsi in un dettaglio decisivo.




