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Bimbo col cuore bruciato, la struggente forza di mamma Patrizia che vede un futuro al di là della scienza

Non maledice chi ha sbagliato, non reclama giustizia, non piange per il destino storto - quel cuore "bruciato" - toccato in sorte al suo bambino di due anni
di Lucia Espositomercoledì 18 febbraio 2026
Bimbo col cuore bruciato, la struggente forza di mamma Patrizia che vede un futuro al di là della scienza

4' di lettura

Non maledice chi ha sbagliato, non reclama giustizia, non piange per il destino storto toccato in sorte al suo bambino di due anni. Patrizia Mercolino non urla, lei vuole solo che il suo piccolo viva, che in quel corpicino torni il battito leggero e potente della vita, che un miracolo di Dio o della scienza tolga dal petto di Tommaso il cuore che doveva regalargli il futuro ma che è diventato una croce troppo pesante. Vuole che arrivi un cuoricino nuovo con cui il suo bimbo possa camminare, correre e diventare grande. Vuole un cuore perché Tommy possa vivere ancora. Patrizia va avanti contro la ferocia di ogni bollettino medico, contro la crudele evidenza della scienza, contro i pareri eccelsi di tutti i luminari del mondo. E vede spiragli dove tutti alzano muri. Lo fa con la disperazione e il coraggio della mamma biblica del giudizio di Salomone. La donna preferisce dare suo figlio a un’altra purché egli possa vivere ancora. Salomone afferra la spada. «Non dovete farlo morire», urla Betsabea. «Il trapianto non si può fare», dicono i medici. Si può fare, ribatte Patrizia.

Da cinquantacinque giorni Patrizia ogni mattina saluta gli altri due figli, fa due ore di viaggio all’andata e due al ritorno, arriva all’ospedale Monaldi, indossa il camice sterile, infila i calzari, sistema la mascherina sul viso e, come un palombaro, si accosta a Tommaso, sempre più magro, sempre più pallido. Ha avuto un permesso speciale per stargli vicino, ma non troppo per non rischiare infezioni. Gli prende la manina e gli racconta le fiabe della buonanotte, gli canta le sue ninne nanne preferite, gli dice dei fratelli che lo aspettano a casa per giocare. La sua mano forte che stringe dita sempre più sottili è un nuovo cordone ombelicale che li tiene uniti, è il suo sangue che scorre per quello del piccolo, il suo cuore che batte anche per quello bruciato di suo figlio. Guarda l’Ecmo, la macchina che tiene in vita Tommaso e chissà, forse pensa a un’altra mamma distante centinaia di chilometri, che a Natale ha seppellito il suo bambino di quattro anni e che con un gesto d’amore immenso ha deciso di dare una possibilità a un altro piccolo che era Tommaso, primo in questa lista d’attesa che è una spietata lotteria della vita e della morte.

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I destini di queste due mamme si sono intrecciati la notte del 23 dicembre come una promessa di Natale. Nella quiete della casa di Patrizia e di suo marito irrompe la telefonata che annuncia l’arrivo di un cuore da Bolzano. All’alba la corsa in ospedale, come quando Patrizia aveva le doglie ed era tutto pronto per accogliere Tommaso, coperte, tutine e fiocco azzurro. E mentre la famiglia si precipita in ospedale, dal Nord Italia inizia il viaggio del cuore espiantato.
Un trasporto eccezionale. Serviva la cura, la perizia, il rispetto, la responsabilità di chi ha tra le mani il futuro di un fagotto di due anni e l’ultimo atto d’amore di una mamma e di un papà che, davanti alla fine del loro bambino, scelgono di donare il suo cuore perché esso possa battere ancora nel petto di un altro piccolo. Invece l’organo è stato trasportato in un contenitore di plastica sanitario, conservato nel ghiaccio sintetico che lo ha deteriorato, bruciato, reso praticamente inutile. Incuria, sciatteria, imperizia o chissà cos’altro, saranno i giudici a stabilirlo.

Ma questo non interessa a Patrizia, non adesso. Nel frattempo, al Monaldi l’intervento di espianto era stato già fatto. Tommaso non aveva più il suo cuore che, seppur malato, lo teneva ancora in vita. E si è trovato con un organo peggiore del suo, sospeso in un limbo che non è più vita e non è ancora morte. È diventato il bimbo col cuore bruciato per colpa di adulti che non hanno avuto cura del suo futuro. La vita di Patrizia è scandita dall’attesa, dal tempo che manca e da quello che resta. Prima l’attesa di un cuore che arriva all’antivigilia di Natale. Tutto sembrava cominciare sotto una buona stella, poi la storia clinica di Tommy devia, va fuori rotta, in una direzione che nessuno poteva neanche immaginare.

Inizia una nuova attesa. I pareri dei medici si contraddicono, Tommaso deve restare nella lista dei trapianti, al primo posto. No, bisogna cancellarlo perché non è più trapiantabile e non si può sprecare un cuore che potrebbe salvare un altro piccolino e poi, se si cancella dalla lista, una commissione dovrà valutare se staccarlo dalla macchina... Ma a Patrizia non interessa la logica della scienza, la contabilità senza pietà dei medici perché prima di tutto, prima anche della sua vita, c’è quella di suo figlio. E allora aspetta che arrivi un organo nuovo. Sta lì, in quella stanza, accanto a Tommaso. Col cuore a pezzi ma che batte forte per lui.

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