Qualcuno ricorderà un vecchio gruppo Facebook nato per prendere in giro il Movimento Cinquestelle, «siamo la gente, il potere ci temono». È uno slogan che ricorda molto la paranoica difesa del direttore di Fanpage Francesco Cancellato sul caso della multa rifilata dall’Inps alla sua testata. Massacrato dalle critiche sui social e anche in televisione per i contratti irregolari applicati ai suoi giornalisti, Cancellato ha cercato goffamente di buttarla in caciara, realizzando un video che denota un’evidente sindrome da accerchiamento. Il direttore non entra mai davvero nel merito della vicenda, ma spiega che questo è il «prezzo di pagare per mettersi di traverso» per le inchieste che «non guardano in faccia nessuno». Poi l’attacco a Libero e agli altri giornali che «ci trattano con disprezzo e ci fanno le pulci», il tutto condito da una strana rivendicazione: «Sì, siamo diversi, abbiamo la redazione più giovane d’Italia».
Ora, dovrebbe essere chiaro perfino a Cancellato che anche le redazioni gggiovani con tre “g” purtroppo debbano rispondere alle medesime leggi di quelle dei “matusa”, come direbbe Elio. Detto ciò, visto che ci chiama in causa, rispondiamo per punti.
Primo. Come dicevamo, Cancellato e i suoi si scagliano contro Libero, anche se la verità è che non siamo stati noi a sanzionare Fanpage con 3.5 milioni di euro di multa, bensì l’Inps. Noi ci siamo limitati a raccontare la storia, poi ripresa da molti, sintetizzandola nella maniera che ci sembrava più opportuna. Allo stesso modo, la versione dei fatti proposta dai suoi collaboratori per giustificare quanto successo non è stata contestata da noi, ma dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. È l’Fnsi che insiste sul fatto che i poveri redattori di Cancellato stiano lavorando con contratti non adeguati e che pagare meno i colleghi rappresenti una forma di “concorrenza sleale” nei confronti delle altre redazioni di “matusa” che rispettano le regole. Insomma, noi ci siamo limitati a fare il nostro misero compito, ben sapendo che ci avrebbe esposto a un attacco.
I TEOREMI
Secondo: sarebbe il caso di fermare il complottismo di Cancellato e le altre leggende che abbiamo visto affiorare leggendo i post dei suoi principali collaboratori. Gli articoli di Libero non nascono da soffiate degli 007 russi o da ingerenze marziane, ma molto più semplicemente dalle testimonianze di una sfilza di collaboratori di Fanpage. Collaboratori ed ex che non abbiamo cercato noi e che ancora oggi ci danno ragione, come si può facilmente verificare guardando alcuni i video comparsi sul web in questi giorni. Ridimensioniamo il nostro modesto ruolo: vista la montagna di denunce, l’Inps averebbe scoperto tutto e sarebbe intervenuta anche senza i nostri articoli. Terzo: Fanpage ci accusa di aver sottostimato le buste paga dei suoi lavoratori. Questo perché nel raccontare la differenza tra i normali contratti Fnsi e quelli applicati dal giornale online abbiamo usato non «gli importi effettivi, ma i minimi tabellari previsti dal contratto applicato». Il che è ovvio: è questo che si fa quando si mettono in parallelo due contratti di categoria: si confrontano i minimi. Poi se qualcuno ha ricevuto aumenti e benefit vari in aggiunta ne siamo felici, ma l’irregolarità di base resta. Peraltro, forse Cancellato dovrebbe suggerire al suo “cerchio magico” di evitare di insistere nel tessere le lodi dei contratti Uspi-Cisal applicati ai redattori: ci risulta che i direttori abbiano contratti regolari Fnsi, non quelli dei sottoposti. Facile parlare così... Insomma, mentre la direzione di Fanpage difende i contratti farlocchi, noi invece ci auguriamo che i suoi giornalisti vengano pagati il giusto per il loro lavoro, per quanto spesso non ne condividiamo i contenuti, tra chi delira sui complotti “delle destre” e chi si imbarca sulla Flotilla con esiti tragicomici. Coraggio, siamo con voi. ® RIPRODUZIONE RISERVATA.




