A Quarto Grado, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi su Rete 4, arrivano parole pesantissime sul caso di Garlasco. A parlare è Gennaro Cassese, colonnello dei carabinieri in congedo che condusse le prime fasi dell'inchiesta. E Cassese ammette che sono stati fatti errori. Uno in particolare, dall'elevatissimo peso specifico.
L’ex ufficiale ripercorre quei momenti drammatici vissuti nella villetta di via Pascoli, dove fu uccisa Chiara Poggi. "C'era sangue ovunque in quella casa. Si percepiva subito che era stata commessa una violenza sul corpo di quella ragazza - ha premesso -. Tutto il personale entrò con calzari e guanti, ad accezione dei primi due carabinieri”. Un dettaglio che apre alla riflessione più pesante: la mancata repertazione di un elemento potenzialmente decisivo.
"Non notai subito le impronte di polpastrelli sulle pigiama della vittima - ammette -. È un errore fatto dall’Arma dei carabinieri, perché quella parte di tessuto doveva essere ritagliata e repertata. Quando poi arrivò il professor Ballardini, che eseguì un primo esame necroscopico, rigirando il corpo a terra, il pigiama si intrise di sangue e le impronte si cancellarono”. Ed è qui che fu commesso l'errore più grande, probabilmente decisivo.
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Si parla ancora una volta del delitto di Garlasco a Lo Stato delle Cose. Nella puntata in onda lunedì 23 febbraio...Nei giorni successivi, l’attenzione investigativa si rivolse su Alberto Stasi, allora fidanzato della vittima. "I sospetti non furono immediati - spiega Cassese -. C’erano però delle cose che andavano verificate come, ad esempio, la famosa porta (quella di accesso alla taverna, ndr). Per la descrizione che diede Stasi sulle modalità adottate per aprirla, non si poteva aprire. Perché per aprirla bisogna trascinarla verso sinistra, non spingerla. Sta di fatto che la sua impronta (di Stasi, ndr) su quella porta non c’era”. E ancora: "Inoltre, quando descrisse il corpo della ragazza, disse che il viso era bianco, pulito. Quando gli mostrai la foto, gli feci notare che era intriso di sangue. Ciò detto, non è stata mai un’indagine incentrata su Stasi, altrimenti non avremmo sentito 300 persone”, conclude Cassese.
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A Le Iene, il programma in onda su Mediaset, è andato in scena il monologo di Stefano Vitelli, il giudice che 17 ...E ancora, sul pc di Stasi e sul sequestro avvenuto nei giorni successivi all'omicidio di Chiara, aggiunge: "In tutti gli accessi non è mai stato aperto il file 'tesi'. - precisa Cassese -. Nella nostra ignoranza informatica, non aprire quel file significava salvaguardare la versione di Stasi. Non c’è mai stato dolo o volontà di danneggiare quei dati. Ci siamo resi conto di cosa avevamo fatto durante il processo di primo grado. Infatti lo riconosco come errore", conclude. Già, perché uno dei punti più controversi di quella prima indagine riguarda proprio il sequestro del pc di Stasi: furono aperti alcuni file e fu svutato il cestino, una scelta che rese irreperibili alcuni file e altrettante informazioni che avrebbero permesso di ricostruire con maggior precisione la catena temporale di quanto fatto dallo stesso Stasi.




