Vatti a fidare del Burundi... Aveva sempre avuto ragione Priamo Bocchi, consigliere regionale di Fratelli d’Italia in Emilia Romagna, a tempestare di interrogazioni il Comune di Parma sui suoi rapporti solidali e preferenziali con lo Stato africano. Nella città ducale, Gauillame Harushimana, la mente della strage delle suore italiane nel cuore del continente nero, aveva trovato rifugio, lavoro e tanti onori. Era cittadino extracomunitario con permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Nel giugno 2014 fu ricevuto in pompa magna in municipio dall’allora sindaco grillino, Federico Pizzarotti, e dai suoi assessori. Era attivo nel lancio di un programma di cooperazione internazionale tra il suo Paese e la città volto a finanziare lo sviluppo agricolo in Burundi. Fiore all’occhiello, la coltivazione dei pomodori, per la quale il comune emiliano ha in fase di realizzazione un avveniristico impianto di irrigazione a goccia, a seimila chilometri di distanza.
L’ORGANIZZATORE
Tre mesi dopo, l’uomo, su ordine della polizia segreta africana, organizzò il triplice omicidio delle religiose, che andavano punite per non aver fornito le medicine alle milizie del regime che portavano la guerra nel vicino Congo. Camici da chierichetto da far indossare agli assassini, auto per la fuga, copia delle chiavi di casa delle vittime, soldi, Harushimana, che era di casa nella missione di Bujumbura, di quanto faceva parte del centro dei saveriani, aveva provveduto a tutto. Salvo poi trasferirsi in grande fretta in Italia, perché a quelle uccisioni seguì un’inquietante serie di regolamenti di conti e bocche da tappare per sempre che portò alla morte di molti protagonisti delle vicenda. L’arrivo fu facile, anche perché Gauillame aveva rapporti stretti, addirittura personali, con Parmaalimenta, organizzazione no profit per valorizzare nel mondo i prodotti tipici locali. Nata per sponsorizzare il culatello a New York, era finita a finanziare lo sviluppo di uno Stato di tagliagole, una dittatura militare più volte condannata da Amnesty International per il mancato rispetto dei diritti umani.
Dell’associazione, l’uomo è stato a lungo coordinatore, prima che un libro della giornalista Giusy Baioni, “Nel cuore dei misteri” (2022), lo indicasse nominalmente come tra i responsabili degli omicidi, costringendo l’associazione a scaricarlo e lui a trovare lavoro presso un’azienda agricola. Contro Parmaalimenta, per i suoi rapporti con il Burundi, si scaglia da anni Bocchi, contestando al Comune e alla Provincia, che sono soci, nonché alla Regione, i cospicui finanziamenti alla ong volti a dare sostegno agli agricoltori locali e sovvenzionare la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti del territorio. «Parma ha affisso in municipio lo striscione “Verità per Giulio Regeni”, ma si è sempre rifiutato di chiedere al Burundi, i cui rappresentanti sono stati accolti più volte con tutti gli onori, di fare luce sull’omicidio delle tre missionarie», rimarca oggi il consigliere di Fratelli d’Italia. Si parla di personaggi come ex guerriglieri, e militari responsabili di crimini di guerra. Risulta che l’Emilia Romagna, dal 2018 a oggi, abbia destinato oltre 260mila euro di fondi regionali all’associazione cara ad Harushimana, 83mila diretti, fino al 2020, 145mila successivamente attraverso il Comune e 33mila l’anno scorso. Ma il grosso del progetto, da cui la città di Parma si è sfilata, forse avvertendo odore di bruciato, proprio l’anno scorso, e che vede da allora la Regione come capofila sta nella realizzazione di un grande centro agricolo consorziato con l’Italia per la coltura e trasformazione del pomodoro. Si parla di una prima tranche da un milione e settecentomila euro e di una seconda, nel 2027, di importo di poco superiore. Sia chiaro, nessuno vuole addossare responsabilità penali a Parmaalimenta, che ha intenti benefici, o ai suoi finanziatori; ma è un fatto che le personalità del Burundi, tra i quali l’uomo arrestato per il triplice omicidio, con cui la ong, e per il suo tramite le istituzioni emiliane, si sono interfacciate per anni abbiano un curriculum che parla da solo, e non da ieri.
Parma, suore italiane sgozzate in Burundi: arrestato un africano. "Riceveva soldi dalla regione"
Dopo 12 anni una sconvolgente svolta nell'omicidio brutale delle tre suore italiane in Burundi: i carabinieri d...L’INCHIESTA PARTITA 3 VOLTE
Quello che denuncia Bocchi del resto, era sotto gli occhi di tutti da anni. L’inchiesta per arrivare ad Harushimana è partita tre volte. All’inizio, subito dopo il triplice omicidio, in Burundi, e portò ad arresti fatti dal regime di persone che c’entravano poco o nulla. Poi si mosse la Procura di Parma, avviando accertamenti paralleli che permisero di tracciare un quadro d’insieme ma non consentirono di arrivare a conclusioni. La terza fu la volta buona. Il procuratore di Parma, Alfonso D’Avino, una delle toghe che domani parlerà a Roma nella maratona dei magistrati a favore del Sì al referendum sulla riforma della giustizia approntata dal governo, riaprì l’inchiesta basandosi sulle informazioni contenute nel libro di Baioni, arrivando a ricostruire i legami tra l’immigrato dal Burundi presso l’associazionismo nostrano e la classe dirigente, violenta e corrotta, del Paese africano, che ordinò la strage. Decisivo, per andare avanti, trattandosi di un delitto commesso all’estero, il via libera dell’attuale ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «In attesa che la giustizia faccia il suo regolare corso, sull’immagine di Parma è calata un’onta di vergogna che sarà difficile cancellare», sentenzia Bocchi, che di nome fa Priamo e di soprannome Cassandra.




