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Domenico, scontro sul perito: disse "Trapianto scelta obbligatoria"

di Claudia Osmettidomenica 1 marzo 2026
Domenico, scontro sul perito: disse "Trapianto scelta obbligatoria"

3' di lettura

È bastata una semplice ricerca sul web, qualche minuto speso su Google: d’altronde è l’era moderna, quella della rete, di internet che (nemmeno amplifica, semplicemente, alle volte) fissa. «Mauro Rinaldi, professore ordinario di Cardiochirurgia all’università di Torino, risulta abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l’accertamento e che, inoltre, sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno dei medici indagati». $ circa mezzogiorno di ieri.

Da una mezz’oretta la procura partenopea, col gip Mariano Sorrentino, ha nominato i tre esperti, tutti professori non campani, che martedì prossimo dovranno svolgere l’autopsia sul corpicino di Domenico Caliendo, il bimbo di appena due anni e mezzo morto sabato 21 febbraio dopo due mesi in terapia intensiva a seguito di un’operazione all’ospedale Monaldi di Napoli nella quale ha ricevuto un cuoricino “bruciato”. Quando vengono resi noti i nomi scatta la caccia al curriculum: si tratta di Luca Lorini, che dirige il dipartimento di Emergenza e Area critica al polo Papa Giovanni XXIII di Bergamo; di Biagio Solarino che fa il direttore della Scuola di specializzazione in medicina legale a Bari; e del collega torinese che è a capo del Centro trapianti di cuore del nosocomio Molinette e che è, appunto, Rinaldi.

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La decisione di ricusarlo (ossia di non accettarlo nella rosa disposta per l’incidente probatorio e di chiedere, di fatto, una sostituzione) arriva di lì a pochissimo grazie all’avvocato dei Caliendo, Francesco Petruzzi: «Avanzeremo un’istanza», spiega il legale nel suo consueto tono pacato e professionale, «riteniamo sussista un difetto delle garanzie d’imparzialità necessario all’espletamento dell’incarico peritale». Da una parte ci sono due interviste, rilasciate a due quotidiani nazionali, nelle quali il prof Rinaldi ha «espresso chiaramente la sua posizione» circa la necessità di trapiantare il piccolo; dall’altra c’è uno studio che lo lega professionalmente a un medico che ha già ricevuto un avviso di garanzia in questo procedimento: entrambe facoltà legittime, per carità, nessuno le contesta, sono semmai incompatibili (secondo Petruzzi) con l’incarico di svolgere l’incidente probatorio.

Ora il nodo dell’inchiesta è proprio quello dell’autopsia (e dei successivi accertamenti tecnici irripetibili sul cuoricino “bruciato” che ha ricevuto Domenico). Solo una volta completati questi passaggi si potrà fare chiarezza su molti dettagli tecnici di questa storia dolorosa e drammatica e unicamente a quel punto la salma del bimbo potrà essere consegnata a mamma Patrizia Mercolino e a babbo Antonio che potranno, allora, anche se oramai saranno passati dieci giorni dalla morte del loro angioletto coi capelli biondi e gli occhioni grandi, organizzare i funerali.

Al momento la procura di Napoli ha iscritto sul registro degli indagati sette persone, tutte del Monaldi e suddivise in due differenti équipe mediche: il team che è andato in “trasferta” a Bolzano per espiantare il cuore dell’altrettanto piccolo Mortitz Gerstl e che sarebbe incappato in una serie di errori (dall’utilizzo sbagliato del contenitore per il trasporto dell’organo, all’operazione “salvata” in extremis da alcuni colleghi austriaci presenti nella sala operatoria dell’ospedale San Maurizio perché stavano prelevando altri organi, fino all’impiego del ghiaccio secco al posto di quello classico per cui, tra l’altro, i chirurghi di Innsbruck hanno già fatto sapere che loro, disponibilità per del ghiaccio tradizionale, ne avevano a sufficienza, ma che gli operatori napoletani non gliel’hanno mai nemmeno chiesta), e la squadra che è intervenuta al Monaldi quel maledetto primo pomeriggio del 23 dicembre dell’anno scorso per operare Domenico, espiantandogli il cuoricino malato prima di accorgersi che quello in arrivo era inutilizzabile.

Il personale altoatesino, invece, per ora, nonostante gli accertamenti operati sul posto dai carabinieri del nas, non è stato coinvolto nell’indagine. I MEDICI SOSPESI Sono due, invece, i medici del Monaldi già sospesi dal servizio: probabilmente, anche se la nota dell’azienda ospedaliera dei Colli di cui fa parte l’ospedale non indica i nominativi, si tratta del primario Guido Oppido che ha eseguito il trapianto di Domenico e della collega Gabriella Farina che si è occupata dell’espianto di Moritz. In quei drammatici istanti in cui si è tentato (disperatamente) di tutto Domenico è rimasto senza un cuore per quasi un quarto d’ora: tra il materiale che i pm hanno acquisito c’è una foto del suo cuoricino poggiato su un telo verde mentre i presenti scoprivano che l’organo arrivato da Bolzano era come «un blocco di pietra».

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